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La scuola in tv: i brutti esempi non aiutano a fare meglio.
Stamattina grande riunione in sala insegnanti: in vista dei prossimi scrutini? per programmare il ponte per la festa dell’Unità d’Italia? No, per parlare di televisione.
Ancora una volta viene trasmesso alla televisione uno sceneggiato (fiction, per dirla in lingua contemporanea) che ha per protagonisti degli insegnanti ridotti a macchiette: la supplente imbranata che per catturare l’attenzione degli alunni non trova di meglio che fare un mini spogliarello; l’anziana docente alla vigilia della pensione vittima di feroci scherzi da parte dei colleghi, il prof che paga l’alunno per rubare un registro altrui o per farselo compilare, il vicepreside che si mette in tasca i soldi per le ristrutturazioni della scuola…
Tutto questo ci viene proposto in un’epoca in cui la televisione ha assunto il ruolo di magistra vitae e appare allo spettatore medio, che da tempo ha perso i contatti con la realtà, come un’ipotesi realistica e possibile e non fa altro che consolidare i pregiudizi che da sempre ruotano attorno alla sventurata casta dei professori: a) fanno tre mesi di vacanze l’anno b) chi non sa lavorare va a insegnare c) non sanno farsi rispettare (accompagnato di solito da: se fossi io al loro posto saprei come fare) d) per quel poco che fanno guadagnano anche troppo e via dicendo.
Al di là del fatto che queste tesi, infantili, potrebbero essere facilmente e velocemente confutate (in particolare il punto b.) varrebbe la pena chiedere al telespettatore medio che segue e crede in queste fiction, padre/madre di un figlio in età scolare, se davvero vorrebbe che gli insegnanti del suo tenero virgulto fossero così e, ammesso che lo fossero, se intendesse continuare a mandarlo in un istituto dove i docenti insegnano agli alunni l’arte di rubare e di fregare il prossimo, le supplenti si spogliano, le insegnanti, quelle brave, spiegano il quinto canto dell’Inferno come se la protagonista (Francesca) fosse la star di una discoteca di Rimini city (sic!).
Ma si sa, della scuola, quella vera, dove gli insegnanti lottano in continuazione per le piccole (la carta igienica nei bagni, e non c’è da ridere al proposito) e le grandi cose (il recupero dei ragazzi border line, la dignità che tutti gli alunni di qualsiasi nazione, religione, ceto sociale devono avere, il diritto allo studio dei ragazzi disabili nel quale il nostro paese è comunque uno dei pochi all’avanguardia) al telespettatore medio poco interessa: e una fiction con questi contenuti non farebbe ascolti eccellenti.
A dir la verità, ci sarebbe il telecomando per cambiare canale o addirittura la possibilità di spegnere l’apparecchio: così magari si potrebbe chiedere all’alieno sedicenne che abita in casa che cosa succede davvero nella sua scuola e che tipi sono i suoi professori: ma ascoltare le ragioni di un sedicenne è difficile e complicato. Molto meglio dopo una giornata di lavoro vedere un po’ di televisione. Tanto, se vuole parlare e raccontare i suoi pensieri, lui sa che c’è sempre qualcuno dei suoi prof disponibile ad ascoltarlo.
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