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Scritto da Ufficio Stampa
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Martedì 16 Novembre 2010 01:06 |
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Se le notizie saranno confermate (e tutto, sino a questo momento, confermerebbe questa eventualità), il mondo delle web tv e delle web radio rischia di essere sconvolto.
In arrivo ci sono infatti nuovi regolamenti che limiterebbero la loro libertà e imporrebbero più soldi da pagare. Contro questa limitazione del principio di libertà d’espressione, sin d’ora dobbiamo mobilitarci con una massiccia raccolta di firme. Invitiamo ogni radio o tv e quanti condividono la nostra preoccupazione, di mandarci una e-mail di adesione e di sottoscrivere la lettera che appare sul sito www.Femitv.tv.
Secondo gli esperti, in Italia sarebbero 346 le microweb tv interessate da questo terremoto. Con le nuove regole e i maggiori costi non solo sarebbe messa a rischio la loro esistenza, ma governo ed Agcom porrebbero un ostacolo alla libertà d’espressione sancita dal nostro Diritto. Un vero bavaglio a tante piccole emittenti che hanno, secondo il potere, il solo vizio di voler far sentire la propria voce e informare in modo libero i cittadini su quanto accade in Italia.
LA SITUAZIONE
Tutto parte dal decreto Romani che aveva affidato all’Agcom (Autorità Garante delle comunicazioni) il compito di regolamentare il settore. Di qui ne è derivato un primo regolamento sulle web radio e tv lineari, cioè quelle che non hanno un palinsesto. “Dovranno pagare 750 e 1.500 euro (rispettivamente) per iniziare le trasmissioni – spiega Alessandro Longo in un articolo apparso su La Repubblica.it – e inviare ad Agcom una dichiarazione di inizio attività (Dia).
Dovranno sottostare inoltre ad alcune regole mutuate dalle realtà editoriali tradizionali, per esempio la tutela dei minori e l’obbligo di tempestiva rettifica. Sono escluse solo le micro-web tv, cioè quelle che trasmettono meno di 24 ore di programmi in una settimana”.
Aggiunge. “Bisognerà vedere quali obblighi Agcom escogiterà oggi per il video on demand; a Repubblica.it risulta che alcuni esponenti di Agcom vorrebbero estendere le norme anche a siti come YouTube, cioè con video creati da normali utenti senza rapporti con i gestori del sito. C’è da dire che, rispetto alla bozza di regolamento in materia, Agcom ha alleggerito le norme in capo a web tv e web radio. Prima i costi erano doppi e annuali (invece che una tantum) ed era molto maggiore la burocrazia iniziale (per esempio c’era l’obbligo di chiedere un’autorizzazione prima di trasmettere, mentre adesso dopo la Dia si può subito iniziare senza aspettare la risposta di Agcom)”.
Le sorprese non finiscono qui. Forse già domani, scrive Antonio Rispoli su Julienews.it, “dovrebbero essere rese note anche le regole per le web Tv on demand, regole che – secondo indiscrezioni – dovrebbero riguardare anche siti di condivisione di video come Youtube. Ed è facile immaginare che saranno altri bastoni nelle ruote, che limitano la libertà degli utenti”.
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