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Ma per i produttori restano le difficoltà, i prezzi delle uve rosse in grande sofferenza
La Cia evidenzia, anche sulla base dei dati Ismea, che i livelli produttivi dovrebbero toccare quest’anno i 45 milioni di ettolitri, con una flessione dell’1 per cento rispetto al 2009. Per i vitivinicoltori occorrono politiche nuove e interventi propulsivi, in modo da tutelare redditi sempre più corrosi. Servono strategie che permettano di operare nell’ottica dello sviluppo e della competitività. Produzione in lieve calo (45 milioni di ettolitri) rispetto al 2009 (meno 1 per cento), buona la qualità, prezzi delle uve bianche in ripresa, mentre sono in sofferenza quelli delle uve rosse. E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla vendemmia 2010 in pieno svolgimento.
Analizzando le varie aree geografiche, anche sulla base degli ultimi dati Ismea, si riscontra, sotto il profilo produttivo, una sostanziale crescita per le regioni del Nord, mentre -avverte la Cia- per quanto riguarda quelle del Centro, si hanno situazioni di stabilità. Nel Mezzogiorno, invece, a partire dall'Abruzzo e dalla Puglia, si registrano evidenti riprese produttive, che fanno seguito alle forti flessioni dello scorso anno, senza, però, tornare ai livelli precedenti l’entrata in vigore della nuova Ocm. Nelle isole maggiori si hanno, al contrario, accentuate perdite.
La qualità, nel complesso, si presenta buona, ma molto dipenderà -rileva la Cia- dal clima che caratterizzerà i giorni precedenti la raccolta. Serve caldo e non umidità. Occorrono alte temperature diurne e fresco nelle ore notturne, in modo da rallentare la retrogradazione della componente acida.
Comunque, ci sono altri elementi -come fa notare anche l’Ismea- che rendono ancora incerti gli esiti della campagna in corso. Primo fra tutti, la "vendemmia verde", attivata per la prima volta, che, di fatto, ha tolto materia prima dal circuito produttivo. A questo si aggiungono le estirpazioni con premio, che rischiano di incidere per circa 20.000 ettari.
Queste le previsioni produttive per le singole realtà regionali: Piemonte (più 6 per cento), Valle d’Aosta (più 10 per cento), Lombardia (più 5 per cento), Veneto (più 3 per cento), Trentino Alto Adige (più 5 per cento), Friuli Venezia Giulia (più 5 per cento), Liguria (meno 3 per cento), Emilia Romagna (meno 5 per cento), Toscana (meno 3 per cento), Marche (più 5 per cento), Umbria (meno 2 per cento), Lazio (nessuna variazione), Abruzzo (più 8 per cento), Molise (più 10 per cento), Campania (più 5 per cento), Puglia (più 9 per cento), Basilicata (meno 3 per cento), Calabria (più 15 per cento), Sicilia (meno 20 per cento), Sardegna (meno 15 per cento).
Al di là della produzione e della qualità, restano, tuttavia, le gravi difficoltà dei vitivinicoltori ad ottenere una buona remunerazione del prodotto, in particolare per le uve rosse, che -sostiene la Cia- lamentano una situazione di evidente sofferenza. Nella situazione di mercato attuale i più fragili sono i produttori che costituiscono la stragrande maggioranza delle micro e piccole imprese italiane. E ad aggravare lo scenario sono i pesanti costi produttivi, contributivi e burocratici che stanno creando notevoli ostacoli alla gestione delle imprese che continuano a muoversi fra mille e complesse incertezze.
Per la Cia occorrono, quindi, progetti atti a proteggere e valorizzare il lavoro e i redditi dei produttori vitivinicoli che svolgono un ruolo fondamentale per garantire vini tipici e legati al territorio. Occorrono politiche serie e mirate che permettano agli agricoltori di operare con efficacia e con margini remunerativi. Non bastano le raccomandazioni per fare più qualità, per migliorare il rapporto qualità-prezzo, per accorciare la filiera. Tutti elementi certamente positivi, ma che hanno bisogno di interventi incisivi e di strategie che aprano nuove prospettive di sviluppo e di competitività per le aziende “made in Italy”.
Sulla base del comunicato Cia, oggi abbiamo intevistato al telefono Nuccio Viscosi, uno dei responsabili dell'azienda vitivinicola Judeka Sicilia a riguardo la vendemmia 2010.
D: Sig Viscosi come state vivendo in sicilia e principalmente nella vostra zona di produzione ""caltagirone" la vendemmia 2010? R: La nostra vendemmia e iniziata circa una settimana fa', con la raccolta di uve di Merlot, e successivamente procederemo con il Nero D'avola e Frappato, i nostri principali vitigni autoctoni. In realtà quest'anno c'è stato un calo del prezzo di mercato delle uve, provocando cosi una profonda crisi produttiva vitivinicola, tale calo comunque si ripercuote escusivamente sui produttori di uve da mosto, e non fortunatamente sui produttori di vino. D: Cosa ne pensa lei della nuova entrata in vigore della OCM? R: Dato che l'OCM rappresenta una normativa europea ampia e complessa, non mi sento pronto ad esprimere un giudizio ne positivo ne negativo in merito. D: Come fronteggiate il momento di crisi che attualmente investe il settore vitivinicolo? R: Con impegno , perseveranza, ed innovazione, cercando di proporre una qualità elevata e certificata, che abbia un ottimo rapporto qualità prezzo D: Viste le future previsioni negative nella produzione di uve in sicilia, cosa vi spinge a investire ancora nel settore vitivinicolo? R: In considerazione di una continua crescita degli standard qualitativi sia nella produzione delle uve che dei vini siciliani, rimaniamo fiduciosi nella possibilità di aggredire con successo il mercato nazionale ed estero. D: Per chiudere.....come vede il futuro nel settore vitivinicolo siciliano? R: Siamo certi che scommettersi nel comparto vitivinicolo rappresenta oggi una sfida, e contestualmente un'investimento i cui benefici potranno essere apprezzati nel medio e lungo periodo. Cioè quando il quadro economico del settore sarà nuovamente riequilibrato. La ringrazio per la sua disponibilita e le auguro una buona vedemmia. R: Grazie a lei Direttore per aver chiesto il nostro parere.
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