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Palazzo Zabarella a Padova per la prima volta propone uno studio attento e scientifico sul tema del ritratto e sulla sua evoluzione storica e artistica.
Il pubblico è seguito nel suo incedere tra le sale da centinaia di sguardi; osserva con attenzione le opere, ne contempla la fattura pittorica, giudica la bellezza della raffigurazione dei personaggi ritratti i quali, di riflesso, scrutano chi si pone innanzi a loro.
Questo perpetuo gioco di sguardi, iniziato lo scorso 2 ottobre 2010 con termine il 27 febbraio, è ciò che caratterizza la mostra “Da Canova a Modigliani. Il volto dell'Ottocento” in allestimento presso Palazzo Zabarella a Padova.
Per la prima volta in Italia è proposta un'esposizione che pone al centro dell'analisi il volto, lo sguardo della società italiana pre e post unitaria, per poter apprezzare la bellezza e la tecnicità delle tele, come muti nel corso degli anni, stimolata da fattori storici e sociali.
Perché concentrare l'attenzione sul ritratto dell'Ottocento? Nel XIX secolo questa tecnica diventa un genere pittorico autonomo che non vuole solo celebrare, ma desidera ritrarre la società, i suoi personaggi, i costumi, la sua vita nei palazzi e per le strade. Essere più vicina all'uomo per denunciare, come fecero i pittori veristi meridionali o i veneziani o ancora quelli appartenenti ai Fuaves o ai Macchiaioli, una realtà sociale da un lato serena e idilliaca, ma anche in lotta perché sfruttata e povera. Per questo motivo è stato scelto un percorso espositivo cronologico, appunto da Canova a Modigliani.
L'esposizione prende avvio dall'idea dal ritratto celebrativo del Settecento, base del processo. Le sculture degli allievi di Antonio Canova, Lorenzo Bartolini e Pietro Tenerani, sono poco naturali atte a porre in risalto la componente grandiosa del personaggio. Questa idea è ben presto superata, come si può notare procedendo nel percorso, osservando l'opera dei pittori Andrea Appiani e Giovanni Andrea Carnovali. I loro quadri brillanti e stupefacenti per realismo e attenzione alla luce, sono disegnati con assoluta precisione anatomica.
Il Ritratto della Principessa Elisabetta Giovanna Mellerio Belgiojoso d'Este dell'Appiani evidenzia il corso della nuova pittura moderna italiana che negli anni cinquanta del XIX secolo si stava affermando; la sensibilità luminosa e d'atmosfera che pervade la tela non ha confronti con i ritratti del passato. Anche la gioia e la regalità delle famiglie ricche collocate nello sfarzo delle loro case (come nel caso del Ritratto della Famiglia Malatesta di Adeodato Malatesta ) rappresentate da molti pittori appare più reale, più viva.
Per arrivare a ciò il pittore ha studiato attentamente la luce, l'ambiente; ha approfondito scientificamente il corpo umano e la componente emotiva dei protagonisti ritratti, desiderosi, attraverso la pittura di comunicare il loro status e le proprie ambizioni. Basta accostarsi alle tele di Francesco Hayez e Giacomo Trècourt, presenti con numerosi lavori in mostra, per comprendere tutto questo.
Le esperienze pittoriche sviluppate alla fine dell'Ottocento, appartenenti a Pellizza da Volpedo e Giovanni Boldini, si caratterizzano per un ritratto essenziale, meno curato, per renderlo così più adatto a esprimere la forza interiore e le ansie dei personaggi ritratti. L'evoluzione trova compimento, al termine del percorso, nelle tele di Modigliani e Umberto Boccioni le quali dimostrano un'immagine più destrutturata, emotiva e meno di narrazione.
L'esposizione prova la sua tesi perché riesce a proporre i quadri che meglio definiscono il percorso evolutivo storico e artistico del ritratto; o almeno quasi tutti. Manca, forse per questioni di spazio o perché L'Ottocento è il secolo dell'affermazione della ricca borghesia, il ritratto di quella parte di società che viveva per strada o nelle campagne, meno abbiente che molti pittori hanno studiato.
Questo costituisce una mancanza importante in quanto proporre il ritratto del popolo di strada non solo avrebbe fornito un'immagine più precisa su come la società italiana si apprestava all'Unità, ma anche avrebbe mostrato tecnicamente come il ritratto di metà Ottocento cambia radicalmente quando è all'aria aperta.
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