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L’autotrasporto italiano punta sulle tariffe minime

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Scritto da Ufficio Stampa   
Mercoledì 08 Dicembre 2010 15:21

T.I. ASSOTIR lancia un appello alla categoria dell’autotrasporto. La presidente Manigrasso: “Siamo in gravi difficoltà, serve urgente un confronto con la politica”


L’autotrasporto italiano punta sulle tariffe minimeA tre anni dal grande fermo, oggi cresciute le difficoltà ad un passo dal tracollo: nessuna tutela, alti costi, di gestione, cali del fatturato, prezzi al ribasso.

GLI AUTOTRASPORTATORI RICHIEDONO PIU’ PARTECIPAZIONE ED UNIONE.

Oltre 4000 trasportatori contattati, 600 interviste telefoniche ad imprenditori non associati a sigle sindacali, migliaia di schede scrutinate ed una campagna di Assemblee dalla Sicilia alla Lombardia.

Impresa e trasporto. TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR fa, in questi giorni, il punto sulla campagna di consultazione degli imprenditori del trasporto su strada. Un’indagine realizzata  tra settembre e novembre promossa dall’associazione per conoscere gli umori della categoria dopo  l’accordo del giugno scorso tra alcune sigle sindacali del settore ed il Governo.

Attualmente perdura una pesantissima situazione di crisi tra le PMI. dell’autotrasporto italiano, derivante da:

• Cali ingenti di fatturato, conseguenza della crisi dei principali settori produttivi, ad iniziare dall’automotive e dal suo indotto.
• Tensioni finanziarie crescenti che derivano da un patologico allungamento dei tempi di pagamento.
• Margini sempre più erosi dal crescere dei costi di gestione (gasolio, autostrade, assicurazioni, ecc.).
• Impossibilità pressoché totale di ribaltare i maggiori costi sui committenti dei trasporti.
• Concorrenza sempre più aggressiva di “pseudo imprese”, che sfruttando le ambiguità della normativa si fanno forti di risorse illegali o addirittura  criminale.
• Chiusura “silenziosa” di migliaia di PMI con conseguente perdita di occupazione e di ricchezza di interi territori.

A tutto ciò, secondo chi lo ha proposto e firmato, avrebbe dovuto dar risposta l’accordo di giugno. Tuttavia inizia a sentirsi alla periferia di qualche Organizzazione firmataria, un disagio: non soltanto ciò non è avvenuto, ma, mentre le sigle “storiche” del settore hanno sottoscritto, insieme all’accordo, un protocollo di “pace sociale preventiva” valido a tutto il 2011, con il Governo, le Organizzazioni della committenza – Confindustria e Confetra – hanno scelto di mantenere le mani libere e di ignorare, tranquillamente, tanto l’accordo che le richieste della categoria e le raccomandazioni del Governo.

TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR, che non ha sottoscritto il Protocollo e anzi lo ha apertamente criticato come irrealistico, ha scelto,  perciò, di dare vita ad una massiccia operazione di ascolto della categoria, per evitare che la sfiducia e l’insoddisfazione finissero per confluire nella rassegnazione e nell’abbandono di ogni speranza di rinascita e di sviluppo di un settore decisivo dell’economia italiana, che vale il 7% del PIL e occupa, tra diretti ed indiretti, oltre 2 milioni di addetti.

Oggi TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR fornisce le cifre di una indagine che ha visto oltre 4000 trasportatori contattati, 600 interviste telefoniche, migliaia di schede scrutinate e una campagna di Assemblee e di incontri, dalla Sicilia alla Lombardia. A proporre la campagna la Presidente Nazionale di Assotir Anna Manigrasso: “La consultazione nasce per capire esattamente cosa chiede il mondo del trasporto. Ne è risultato che quasi tutte le aziende non sapevano cosa avessero firmato i propri rappresentanti. Mi chiedo quindi come facciano questi signori a sentirsi delegati e a giocare con il futuro di tante imprese e tante famiglie.”

Le risposte dei trasportatori evidenziano i guasti di una politica sindacale ed economica suicida. Esse fanno emergere non soltanto un pesantissimo distacco tra le richieste della base imprenditoriale e le soluzioni perseguite in questi anni dalle Organizzazioni che si autoproclamano rappresentanti dell’autotrasporto, ma soprattutto evidenziano che nessuna, delle Associazioni tradizionali del settore, può oggi arrogarsi il diritto di parlare a nome di una categoria che non le riconosce e che anzi ne diffida.

Anna Manigrasso spiega le ragioni dell’attuale crisi di settore: “Nel 2005 le associazioni di categoria decisero di abolire le tariffe a parcella e di raddoppiare gratuitamente le licenze presenti sul mercato. Quando la legge è scattata nel febbraio del 2006, la committenza ha usufruito di questa legge a proprio beneficio perché dettava il prezzo più basso.

Gli autotrasportatori non avevano forza contrattuale e ha comportato il verificarsi di un vero e proprio sciacallaggio. Le tariffe sono ferme a 15 anni fa, nonostante il prezzo del gasolio sia più che quadruplicato. Le aziende di autotrasporto stanno fallendo, e dietro di esse ci sono centinaia di famiglie in ginocchio. Veniamo considerate aziende di Serie B, eppure abbiamo una partita Iva, paghiamo le tasse, abbiamo gli stessi obblighi tributari e sociali.”

I dati che TRANSFRIGOROUTE ITALIA ASSOTIR ha raccolto sono, a tal riguardo, di un’eloquenza schiacciante e dovrebbero costringere tanto le Associazioni tradizionali, quanto tutti coloro, ad iniziare dal Governo, che hanno concesso loro un acritico riconoscimento di rappresentatività, su quanto sia urgente, anche in questo settore, procedere ad una profonda riforma della rappresentanza e dell’agire sindacale.

La soluzione a tale imminente tracollo possono essere le tariffe minime: “Le tariffe minime di sicurezza aiuteranno a creare un nuovo equilibrio tra le aziende stesse di autotrasporto – spiega il Presidente - solo allora chi è più bravo riuscirà ad emergere, ma non si può giocare al ribasso all’infinito.”

Studiodiessecom

 

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