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La ricchezza degli italiani tocca il massimo storico di 9.732 miliardi di Euro.
Pari a 3.630 miliardi di Euro la componente finanziaria che prosegue il trend di crescita (+13% rispetto ai minimi del 2008); ritorno a livelli pre-crisi stimato a partire dal 2012, per i prodotti bancari riduzione della quota di mercato (per il 2011 53% su 1.506 mld di AuM, considerando tutti i prodotti istituiti dalla società e dalle gestioni proprie) a favore dei prodotti assicurativi/previdenziali (48%), per i clienti retail riavvicinamento ai livelli pre-crisi – solo in quota percentuale (53% dell’AuM); i clienti private rimangono prudenti (16%), si conferma il modello banco-centrico per la gestione del risparmio: quota intermediata dal canale bancario 75% dell’AuM, canale diretto 26%, promotori 18%), paperoni in crescita con un patrimonio totale di 910 miliardi di Euro.
Questi, in sintesi, gli ultimi risultati emersi dall’Osservatorio Permanente sulla Gestione del Risparmio delle Famiglie, denominato ORFEO, lanciato da PwC e dall’Università di Parma e curato da Giacomo Neri, partner PwC Advisory (Financial Services Practice), e dal Professor Gino Gandolfi (ordinario presso la Sezione di Finanza, Banche e Assicurazioni del Dipartimento di Economia dell’Università).
In Italia la ricchezza delle famiglie, tradizionalmente legata alle attività reali e in particolare al patrimonio immobiliare continua a crescere e raggiunge il massimo storico di 9.732 miliardi di Euro nel 2010, con una crescita media annua 2003-2010 del 2,83%.
E’ diminuito, nel portafoglio degli italiani, il peso delle attività finanziarie (passato dal 41,3% del 2003 al 37,3% del 2010) che si attesta a 3.630 miliardi di Euro, mentre è cresciuto il peso del patrimonio immobiliare (passato dal 53,1% al 57,8% del 2010) che ha raggiunto i 5.626 miliardi di Euro. La ricchezza finanziaria è stata allocata per il 27% in prodotti di risparmio gestito (995 mld) e per il restante 73% in risparmio amministrato e circolante (2.636 mld), confermando la tendenza degli ultimi anni.
Giacomo Neri, Partner PwC, ha commentato: “Il risparmio delle famiglie italiane resta un asset fondamentale per il paese, in grado di compensare ampiamente l’indebitamento del settore pubblico. In questo quadro il settore dell’asset management riveste un’importanza strategica”. In Italia gli investimenti in titoli obbligazionari e strumenti liquidi continuano a rappresentare oltre il 50% (pari a 1.829 mld) delle attività finanziarie, confermando così la bassa propensione al rischio delle famiglie. Rimane contenuta, rispetto alla media europea, la quota di ricchezza destinata ad Assicurazioni e Fondi Pensione pari a 650 miliardi di Euro.
“In Italia - ha commentato il Professor Gino Gandolfi - si registra una scarsa penetrazione dei prodotti di investimento di lungo periodo, in parte giustificata dalla pervasività dello stato sociale che finora ha reso meno necessario il ricorso alla previdenza individuale”.
Secondo Giacomo Neri: “Si conferma in Italia il modello banco-centrico per la gestione del risparmio, pur con significativa crescita delle reti di promotori finanziari e consulenti indipendenti. Per quanto riguarda i prodotti, si è ridotta la quota di mercato attribuita ai bancari a favore di quelli assicurativi/previdenziali, ma si dividono equamente il mercato in termini di volumi (52% bancari, pari a 773 mld e 48% assicurativi, 684 mld). Si prevede un parziale recupero dei prodotti bancari a partire dal 2011”.
In Italia la ricchezza dei “paperoni” o HNWI (High Net Worth Individual) ha raggiunto 910 miliardi di Euro (+3,2%) suddivisi tra 639 mila famiglie.
Insieme all’Osservatorio ORFEO, è stato presentato il Focus Paper “Scelte di investimento: i Piani di Accumulo, indicazioni e controindicazioni” curato dal Professor Raoul Pisani, Ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università di Trento, che ha dato vita ad una tavola rotonda di discussione cui hanno partecipato Giorgio Ventura - Codirettore commerciale di Eurizon Capital, Fabrizio Fornezza - Board Member and Divisional Director di Gfk Eurisko, Marcello Calabrò - Responsabile Marketing & Investment Communication di Pioneer Investment e Edoardo Fontana Rava – Direttore Marketing Prodotti di Banca Mediolanum.
Le analisi relative al focus paper “Scelte di investimento: i Piani di Accumulo, indicazioni e controindicazioni” a cura del prof. Raoul Pisani, hanno evidenziato – attraverso l’analisi di scenari basati su indici di mercato - alcuni possibili utilizzi del PAC tra cui la possibilità di trasformare momenti poco favorevoli dei mercati in opportunità d'acquisto.
Le due principali finalità dei PAC sono l’accantonamento progressivo del risparmio generato periodicamente e la riduzione del rischio dell'investimento attraverso l'applicazione del principio del "dollar cost averaging" (DCA). L’analisi è stata svolta confrontando l’andamento dei PAC e dei PIC (ossia investimenti iniziali di capitale in un’unica soluzione) su diversi indici – azionari ed obbligazionari – in un orizzonte temporale di lungo periodo.
“I PAC risultano particolarmente adatti agli investitori che vogliano costruire un capitale nel tempo, pianificando così nel migliore dei modi le entrate e le uscite del proprio risparmio futuro senza mettere a dura prova le proprie risorse finanziarie e di risparmio”, ha commentato il prof. Pisani dell’Università di Trento.
In conclusione è stato evidenziato che: La durata del PAC, intesa come “ ingresso sul mercato” per l’investitore e piena esposizione a rischi ed opportunità che ne derivano, non è prevedibile a priori in fase di sottoscrizione del prodotto, ma è stimabile dotando i distributori di uno strumento di monitoring che evidenzi quando l’investitore è pienamente esposto alla volatilità del mercato;
Il PAC presenta mediamente un profilo di rischio e rendimento inferiore al PIC, tuttavia in un contesto di forte volatilità i rendimenti assoluti del PAC possono essere perfino maggiori di quelli del PIC;
L’industria assicurativa del ramo vita può avvalersi dello strumento PAC in vista dall’attuazione della normativa Solvency II. Risulta infatti utile applicare la logica del PAC a polizze Unit Linked senza garanzie di rendimento al fine di contenere l’assorbimento di mezzi propri per le compagni e di ridurre al contempo i rischi per gli investitori.
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Maggiori informazioni sul sito pwc.com. Alice Brambilla Senior Consultant Barabino & Partners S.p.A
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