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Basta con la violenza alle donne

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Scritto da Angela Labate   
Venerdì 02 Dicembre 2011 17:58

Non si possono uccidere le proprie donne o i propri figli solo perche’ hanno una grande voglia di scoprire altre realtà.


La segretaria  pari opportunita’ della Uil  di Reggio Emilia, Angela Labate, dopo una riflessione fatta in questi giorni e dopo avere letto anche stamane su tutti i giornali le dichiarazioni dell’associazione “non da sola” e del presidente dell’organizzazione marocchina Joud Mahjoub sull’assasinio della giovane Rachida Rida, ritiene che bisogna che tutti diciamo basta alla violenza alle donne.

Purtroppo abbiamo dovuto assistere  ancora una volta al martirio dove la donna e’ sempre nelle grinfie animalesche dell’uomo. dove le violenze subite vanno dalle percosse fino alla morte. la segretaria P.O. Uil non ammette che anche in questo caso si e’ arrivati a parlare della violenza fatta a una donna perche’ e’ stata uccisa. la domanda e’ se si poteva fare qualcosa prima e possibile che nessuno sapeva? Averne parlato con le autorita’ competenti o con l’associazione o con gli sportelli di ascolto presenti ovunque forse Rachida sarebbe ancora qui a combattere per la sua vita, i suoi ideali, i suoi diritti e i suoi sogni.

La scomparsa di questa giovane donna lascia anche la disperazione dei figli che subiscono una doppia sofferenza perche’ hanno perso anche il padre ritenendolo colpevole per quanto accaduto e vivranno la loro vita con un segno che purtroppo e’ indelebile. A loro ora deve andare il pensiero di tutti, affinche’ non rimangano da sole e possano portare avanti le loro giovani vite cercando di realizzare anche quei sogni che alla loro mamma sono stati tolti cancellandole l’esistenza.
Possiamo scrivere libri, tomi, riempire pagine di interi giornali ma bisogna risolvere questi drammi. ci chiediamo in tanti se all’interno della comunita’ della loro etnia e nella moschea della zona qualcuno in questi giorni abbia aperto una discussione per capire fino a che punto una religione possa decidere la vita o la morte di una donna dal momento in cui questa decida di rendersi felice e libera.

Ci chiediamo se quando un migrante decide di venire in europa e lo fa con una  sua libera scelta  (e’ finito da tempo l’apartaide), e decide di crearsi una famiglia, se tiene conto che avverra’ in un contesto diverso dal luogo di origine, dove ci saranno in continuazione incontri  con altri individui con culture diverse, ideologie diverse, idee diverse, liberta’ diverse, modi di rapportarsi diversi. quando tutti noi parliamo di integrazione e’ per fare conoscere tutto quello che di bello e positivo abbiamo e che si puo’ convivere tranquillamente e fare circolare idee, pensieri diversi e abbracciare anche le novita’, come vale per noi deve valere anche per gli altri. l’essere diverso non e’ da dove vieni, non e’ per la religione che hai, non e’ per delle abitudini dei propri paesi natii, la differenza sta nel starsene isolati e proibire fortemente l’approccio forse al diverso, forse per paura.

Si cerca di investire le poche risorse per aiutare all’integrazione ma sembra che e’ una strada a senso unico che poi sfocera’ in un vicolo cieco.
La segretaria delle P.O. Uil e’ con tanta amarezza che dice “non si possono uccidere le proprie donne o i propri figli” solo perche’ hanno una grande voglia di scoprire altre realta’, altre abitudini, altri usi e il desiderio di vivere nella semplicita’ della parola liberta’ fino a quando questo problema non verra’ affrontato e discusso da tutte quelle comunita’ di migranti nessuno potra’ proteggere tutte quelle donne che hanno voglia di usare la loro intelligenza e la loro voglia di sentirsi libere.

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