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Agricoltura: “in rosso” anche il 2010

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Scritto da Ufficio Stampa   
Giovedì 02 Settembre 2010 21:57

Calano produzione e valore aggiunto. Prezzi in frenata, costi in crescita e redditi ancora in discesa


Agricoltura: “in rosso” anche il 2010Prime stime della Cia sull’annata agraria, elaborate sulla base degli ultimi dati dell’Ismea. Non si dovrebbero toccare i livelli negativi del 2009, ma la situazione nelle campagne resta sempre difficile. Senza la fiscalizzazione degli oneri sociali, cresce il peso contributivo. Previsioni più rosee per l’export, mentre per i consumi alimentari domestici s’annuncia un’ulteriore flessione: male nel primo semestre pane, pasta, frutta, vino e carne bovina.

Anche il 2010 rischia di diventare “un anno da dimenticare” per l’agricoltura italiana. Dopo i dati fortemente negativi registrati nel 2009, s’annuncia, infatti, un calo della produzione (meno 2 per cento) e del valore aggiunto in flessione (meno 2,5-3 per cento), con i prezzi all’origine in frenata (meno 3-4 per cento) e costi (produttivi, contributivi e burocrati) in ulteriore crescita (più 2-3 per cento), mentre i redditi degli agricoltori dovrebbero subire un “taglio” meno drastico (tra il 5 e il 7 per cento) rispetto ai precedenti dodici mesi, quando si è avuta una flessione di circa il 21 per cento. Export in crescita (più 3,3 per cento in valore) e import in rallentamento; e così il disavanzo della bilancia commerciale agroalimentare dovrebbe ridursi notevolmente (meno 24 per cento in volume e meno 10 per cento in valore). Per quanto riguarda invece i consumi alimentari domestici, si dovrebbe avere a fine anno una diminuzione tra l’1 e il 2 per cento).

E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha fatto le prime stime dell’annata agricola in corso, basandosi sulle ultime analisi compiute dall’Ismea.

Il calo produttivo -sottolinea la Cia- è dovuto soprattutto dalla contrazione delle coltivazioni (meno 3 per cento). Stabile, al contrario, dovrebbe essere l’andamento del settore zootecnico. In discesa dovrebbero risultare, in particolare, il comparto dei cereali e quello ortofrutticolo (trainato in special modo dal pomodoro da industria e dalla frutta estiva). Il risultato totale -come rimarca l’Ismea- non dovrebbe, tuttavia, toccare i livelli negativi del 2009 (meno 2,7 per cento).

In difficoltà, anche se meno nei confronti dello scorso anno, il fronte dei prezzi praticati sui campi. Nel 2009 -ricorda la Cia- si registrò una diminuzione di circa il 14 per cento. Il 2010 dovrebbe chiudersi con un “rosso” meno appariscente. Stesso discorso per i costi che nello scorso anno hanno segnato una crescita superiore al 12 per cento. E’ previsto un aumento più contenuto, anche se gli oneri sociali (anche a causa della mancata fiscalizzazione) sono destinati a pesare in maniera evidente sulla gestione delle imprese, soprattutto quelle delle aree montane e svantaggiate.

Per quanto riguarda i consumi domestici, dopo il lieve incremento tendenziale del primo trimestre 2010 (più 0,8 per cento), le stime dell’Ismea -ribadisce la Cia- indicano per il periodo aprile-giugno una battuta d'arresto (meno 0,6 per cento). Pertanto, per il primo semestre 2010, si stimano consumi domestici stabili, mentre la spesa continua a diminuire a causa anche della riduzione dei prezzi al consumo (meno 2,8 per cento la variazione media riferita al primo semestre del 2010).

Il dato complessivo sui volumi di acquisto -come avverte l’Ismea nel suo ultimo rapporto- nasconde, tuttavia, al suo interno, dinamiche molto differenti da settore a settore. Innanzitutto, la stagnazione dei consumi domestici nei primi sei mesi del 2010 riguarderebbe, di fatto, solo alcuni dei principali aggregati: derivati dei cereali, carni suine e salumi, frutta e agrumi. Appaiono in flessione, invece, i consumi di prodotti ittici, vini e spumanti e carni bovine; all'opposto, risulterebbero in crescita latte e derivati, ortaggi e patate, olio di oliva e carni avicole.

Tra i derivati del frumento (più 0,2 per cento nel primo semestre 2010), continua la flessione dei consumi domestici di pasta (meno 3,6 per cento) e pane (-2,4 per cento), nonostante il calo dei prezzi nel primo caso e l'ulteriore crescita dei prezzi nel secondo caso. La frutta fresca ha invece registrato una flessione dei volumi di acquisto (meno 1,5 per cento nei primi sei mesi dell’anno) e la concomitante riduzione dei prezzi medi al consumo ha provocato un’accentuata flessione della spesa (meno 11,5 per cento).

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