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Lo spettacolo del Teatro Nero di Praga è in giro per l'Italia. Cosa lo rende magico e spettacolare? Gli attori, le scene o qualcosa di astratto?
Gli attori del Teatro Nero di Praga, ideato da Jirì Srnec, sono vestiti con buffi abiti, o troppo grandi o troppo piccoli, colorati e appariscenti; le storie da loro impersonate sono varie, comiche e divertenti, tristi e fantasiose.
Di fianco a loro si staglia l'altro grande protagonista della scena, il dominatore dello spettacolo che detta movimenti, tempi, azioni e interventi degli attori. Egli fagocita la scena, fa fluttuare oggetti, rende magica la narrazione e ferma il tempo per catapultare il pubblico in un mondo posto a metà tra gli spettacoli della tradizione dei clown francesi e “La strada” di Federico Fellini.
Ciò che permette tutto questo è il colore Nero. É l'elemento dominante del Teatro creato da Srnec nel 1961 e che oggi a cinquant'anni esatti dalla sua creazione percorre l'Europa per riproporne la spettacolarità. Una delle tappe toccate da questo interminabile giro è stato anche il Teatro Comunale di Treviso il primo week end di aprile.
Lo spettacolo si chiama “Magic” ed è una puzzle di nove storie, indipendenti tra loro, che globalmente restituiscono il significato di questo particolare spettacolo.
La scena de “La valigia” racconta di una sfida singolare e buffa tra due uomini che si contendono il primato di chi ha la valigia più grossa, senza sapere che chi la spunterà sarà un baule mangia uomini. “Il pesce” racconta del sogno allucinato di un tassista in cui un pesce di grandi dimensioni e colorato con colori sgargianti lo importuna e lo disturba; “Il prigioniero” narra, invece, la vicenda di un uomo e una donna che si innamorano in un luogo molto singolare, un carcere. Tra una palla di ferro gigantesca e un secondino geloso e invidioso, i due riusciranno anche a trovare la strada per la libertà.
Il tutto è recitato senza la parola, solo con gesti, suoni, musiche divertenti; gli oggetti, le persone e le scene si animano e fluttuano nell'aria, grazie soprattutto al colore Nero che rende la narrazione magica. Sul palco si materializza nel fondale e nelle quinte pesanti e gigantesche che occupano tutto lo spazio.
Il Nero sputa sulla scena illuminata gli attori, gli detta, con l'aprirsi e chiudersi a fisarmonica delle quinte, tempi di intervento e movimenti; con la stessa leggiadria con cui muove gli oggetti e sposta l'arredo di scena, si prende beffa degli attori, li importuna creando così la comicità.
Nella scena “Le Lampade”, tra le più belle, come d'incanto lampioni stilizzati e di dimensioni sovrannaturali, cominciano a danzare intorno a un giovane inventore, ubriaco per la pozione magica da lui creata. I lampioni si attorcigliano attorno all'uomo, volano sulla sua testa, si allungano sulla platea per ritrarsi verso il fondale.
Il pubblico è catturato dalla magia del Nero, della sua spettacolarità, è estasiato dalle potenzialità di un colore così fisico, così presente. Si intuisce che qualcosa qualcosa di umano sposta gli oggetti, ma il pubblico non si preoccupa di indagare qual è il trucco, perché cullato da questo spettacolo illusionistico e fantastico.
Tutto questo è il Nero che accompagnato alla straordinaria bravura degli attori riesce a trasportare lo spettatore fuori dal relativismo asettico della nostra società. Il tripudio di fantasia, mistero, magia, incomprensione su cui si basa il Teatro di Srnec risveglia i colori dell'animo umano, utilizzando, paradossalmente, il colore Nero.
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