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Rockstar annoiate e criminali nazisti

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Scritto da Francesco Maggiore   
Lunedì 17 Ottobre 2011 22:03

In “This must be the place” Paolo Sorrentino va alla conquista di Hollywood.


This must be the placeCon un capolavoro di rara bellezza visiva ed una delle migliori interpretazioni di Sean Penn, che con Cheyenne, regala al mondo un personaggio che difficilmente abbandonerà la mente degli spettatori, ed è già cult. Il suo delicato ritratto di emorockstar fa già pensare ad un’altra candidatura all’Oscar per Penn (ed in questo caso lo meriterebbe davvero, forse più di “Milk”), e riesce a sorprendere anche il più accanito dei suoi detrattori.

L’ebreo Cheyenne, è un’ex rockstar di mezz’età che vive in Irlanda con sua moglie (Frances McDormand) da 35 anni,  senza figli (come dice al giovane corteggiatore della sua pupilla : Se avessimo avuto dei figli, probabilmente sarebbe uscita una stilista strampalata), e profondamente annoiato dalla vita. Un giorno riceve la notizia che suo padre è in punto di morte e che il suo ultimo desiderio era quello di scovare il criminale nazista, che l’aveva umiliato ad Auschwitz.

Stranamente incuriosito da questa scoperta, Cheyenne intraprende un percorso lungo l’America, precisamente verso il New Mexico in cerca del tedesco, nascostosi sotto falso nome, probabilmente morto di vecchiaia, o forse no. In ogni caso, il viaggio di questa tormentata emorockstar (perennemente con un trolley appresso e con un’andatura afflitta da sensi di colpa), giungerà ad una sorprendente via di redenzione e di riconciliazione con sé stesso.

La fotografia della pellicola è una delle più belle degli ultimi anni, che rende alla perfezione il grigiore dell’Irlanda, il look oscuro di Cheyenne, e la luminosità della frontiera in America. Sorrentino riesce a coniugare in meno di due ore Lynch (ricorda molto il suo “The Straight Story”), i fratelli Coen e Wim Wenders, e già crediamo che Hollywood non si lascerà scappare il suo prodigioso talento.

La produzione del film è stata possibile grazie alla Indigo Film di Nicola Giuliano, Lucky Red ed Intesa San Paolo che con la normativa del tax credit ha dato un notevole contributo alla sua realizzazione.
Il titolo è preso dalla canzone dei Talking Heads, e riproposta nel film grazie ad una particolare e lunga sequenza con David Byrne. Ci auguriamo che tra alcuni mesi la pellicola possa essere ribattezzata “This must be the Oscar”.

 

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