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Il film su Vasco da mercoledì 7 settembre, Cinema Lumière – Sala Scorsese.
QUESTA STORIA QUA (Italia/2011) di Alessandro Paris e Sibyille Righetti (75’). Nonostante il suo annunciato ritiro e i problemi di salute, Vasco Rossi non sembra volersi fermare. Anzi, diventa un film. Attraverso materiali di repertorio, interviste e, ovviamente, la sua musica, Alessandro Paris e Sibylle Righetti ripercorrono la vita, i successi e gli eccessi del Blasco, in un docu-film che non potrà che mandare in visibilio i fan della rockstar. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2011. Venerdì 9 settembre i registi Alessandro Paris e Sibyille Righetti incontreranno il pubblico al termine della proiezione delle ore 20.15.
“Vasco ha sempre avuto una grande capacità espressiva. Ti fa emozionare anche leggendoti l’elenco del telefono. Perché ha questa sua voce, questo suo modo di ritmare le parole che è unico. E ce l’aveva già allora. E’ un dono naturale…” (Gaetano Curreri)
“Noi siamo quelli delle illusioni delle grandi passioni,noi siamo quelli che vedete qui”…
L'eccezionale percorso musicale e artistico di Vasco Rossi raccontato attraverso la sua voce e un ricco e inedito materiale di repertorio. 30 milioni di dischi venduti in 30 anni di carriera, un successo che non tramonta, una storia unica quella di Vasco Rossi che in Questa storia qua per la prima volta si racconta consegnandoci un suo ritratto intimo. Filmati super 8, fotografie di famiglia, VHS amatoriali, vecchie registrazioni radiofoniche contribuiscono a tracciare un quadro nuovo ed autentico del rocker emiliano. Vasco ci accompagna lungo le tappe del viaggio che da Zocca, provincia di Modena, lo ha portato sino al successo e nel tratteggiare, senza mai prendersi troppo sul serio, la sua storia personale, le sue parole ci restituiscono anche un'epoca ed una generazione. Accanto a lui gli amici, gli affetti di una vita e i musicisti che lo seguono da sempre ci portano alla scoperta di quel luogo speciale fatto di ricordi, nostalgie, ribellione, libertà e talento dove nascono le sue canzoni.
“Non so cosa ha Zocca. Forse è stato perché Zocca era un paese fuori dal mondo, forse perché eravamo in un posto lontano da tutto e quindi sognavamo…C’era una grande immaginazione che volava. ” (Vasco Rossi)
INTERVISTA AI REGISTI Alessandro Paris e Sibylle Righetti
Come e' nata l'idea del progetto?
Sibylle Righetti: L'idea è nata tre anni fa. Mio padre è di Zocca e conosco da sempre i luoghi e gli affetti di Vasco perché sono anche i miei. Desideravo raccontare quel mondo, quella collettività. Tre erano le cose che avevo in mente: la voce di Vasco, quel paese e i legami. La prima volta che ho parlato a Vasco del progetto è stato via skype. Io ero a Londra e già da un po' pensavo all'idea di questo documentario. Sapevo che per lui sarebbe stato molto difficile parlare delle sue radici ma ho perseverato. Ed è proprio la conoscenza di Zocca, degli amici di Vasco, la condivisione di parte dei suoi stessi affetti e l'essere parte di quella comunità che ha reso possibile questo film. Condividevo con Vasco non solo il luogo di appartenenza ma anche il fatto di riconoscere in quel piccolo paese un elemento di grande valore e forza. Non si trattava di fare un omaggio a Vasco e al suo mito, ma di raccontarlo in un modo onesto e sincero come le sue canzoni.
Alessandro Paris: Quando Sibylle mi ha raccontato l'idea alla base del film ho pensato subito fosse molto interessante. Eravamo d'accordo nell'intenzione di raccontare la rock star partendo dalla sua intimità, quasi aprendo il suo album di famiglia. L'idea di fare di Zocca il cuore del racconto e la possibilità di “far vedere” la musica di Vasco mi ha immediatamente coinvolto. Vivo a Roma da anni ma sono nato in Abruzzo, conosco molto bene la provincia avendola vissuta da bambino. E la provincia, soprattutto quella degli anni „70 che noi abbiamo messo al centro del film, mi affascina per la ricchezza delle sue suggestioni. Il mio sguardo, più oggettivo e distaccato, si è integrato con quello di Sibylle. Ho imparato a conoscere quei luoghi, mi ci sono immerso e ne ho percepito la vitalità. Allo stesso modo mi sono completamente tuffato nella musica di Vasco.
Vasco ha accettato subito?
Sibylle Righetti: Sì, e con nostra grande gioia, senza esitazioni. Il simbolo di Zocca è la fenice rinascente, non a caso il motto del paese è POST FATA RESURGO. Il nostro progetto in qualche modo partiva da lì, Vasco si è stupito ed era molto contento avessimo ripreso un concetto che ben esprimeva lo spirito indomito della sua terra. Vasco è molto fiero delle sue origini. Credo si riconosca in quel piccolo paese di provincia, popolato di persone un po' anarchiche ma generose, a volte dure ma piene di gioia di vivere. Ha espresso nelle sue canzoni proprio alcuni dei tratti della sua terra: la voglia di libertà e la forza di dire sempre quello che si pensa, insomma l'essere autentici. Zocca è sempre stato un posto un po' magico, un posto in cui si può sognare. La nostalgia e l'affezione ai luoghi che emerge in modo molto netto nel film è sorprendente rispetto al sentimento di ribellione che, almeno nell'immaginario collettivo, attribuiamo a Vasco...
Alessandro Paris: Il nostro intento era quello di raccontare Vasco Rossi uomo, non solamente la rockstar. Abbiamo cercato di raccontare le sue relazioni umane, i suoi affetti, la sua nostalgia e melanconia del passato.
Sibylle Righetti: Ciò che fa la differenza nelle canzoni di Vasco, nel suo modo di vivere la musica, è l'autenticità. Non ci sono compromessi: quello che Vasco racconta nelle sue canzoni è quello che ha vissuto, provato, sentito. In questo senso nostalgia e ribellione sono la stessa cosa: è la nostalgia per la libertà che ci rende ribelli, è la nostalgia del passato che ci spinge a vedere il futuro, ad immaginarlo, sognarlo e realizzarlo. In questo senso nostalgia e ribellione sono inscindibili. Le persone che appaiono nel film sono gli amici del passato di Vasco.
Molti di loro sono del tutto sconosciuti…
Sibylle Righetti: Sono sconosciuti ma sono gli amici di una vita, quelli che conoscono Vasco sin dall'infanzia. Sono quelli con cui gioca a tressette al bar, quelli con cui da ragazzo ha iniziato l'avventura della radio. Coinvolgerli è stata la cosa più difficile, lontani come sono dal mondo di “Vasco Rossi rockstar”. In un certo senso, paradossalmente, volevamo che fossero protagonisti del film più di quanto non lo sia lo stesso Vasco. Loro ci hanno raccontato il senso di quella collettività, di quel luogo.
Vasco è stato coinvolto nella scrittura del film?
Sibylle Righetti: Una volta pronta la prima stesura, gliel'abbiamo portata a Zocca e chiaramente ne abbiamo parlato con lui. La prima versione era sostanzialmente il racconto di un paese, poiché questa è sempre stata l'idea di base. Abbiamo parlato con lui per giorni, ci ha regalato molto tempo. La sceneggiatura è nata da lì, dai sui racconti, dai suoi ricordi.
Ci sono cose che arrivano dall’archivio privato di Vasco?
Sibylle Righetti: Sua madre, all'inizio un po' diffidente, alla fine ci ha dato un grande aiuto e con generosità e fiducia ci ha aperto gli album di famiglia e ci ha regalato i suoi ricordi.
Alessandro Paris: Il materiale raccolto era tantissimo e ci ha consentito di raccontare la storia di un paese e dei nostri protagonisti seguendoli per quasi quarant'anni. Dai primi 8mm e super8 degli anni 60, sino alle riprese in digitale degli anni 80 e ai filmati del telefonino fatti dallo stesso Vasco. Mentre passavamo in rassegna tutto quel materiale ci siamo chiesti naturalmente come far convivere supporti tanto diversi. Abbiamo cercato di trovare un equilibro anche visivo tra passato e presente, tra la Zocca degli 8mm e quella di oggi che abbiamo raccontato noi. Le immagini che affioravano da quel passato ci riportavano inevitabilmente anche ai cambiamenti intervenuti nel corso dei decenni per cui la provincia che Vasco racconta e ha nel cuore è fondamentalmente un luogo della memoria.
Come è nata l’idea di non far mai vedere Vasco nel film?
Alessandro Paris: La voce off ci ha permesso di avvicinarci al linguaggio cinematografico che avevamo in mente, un linguaggio che doveva essere fondamentalmente evocativo. In questo modo, inoltre, l'intervista si è svolta in un modo più spontaneo ed intimo,si è stabilito un rapporto di maggiore fiducia e Vasco ha potuto esprimersi in piena libertà.
Sibylle Righetti: A differenza di molti altri, Vasco non ama apparire e inoltre la voce di Vasco è indubbiamente riconoscibile. Tornando indietro nella memoria, il primo ricordo che ho di lui è la proprio la sua voce. Non va poi dimenticato che in fondo la prima grande passione di Vasco è stata la radio. Era per noi quindi l'elemento più forte.
Vasco ha regalato al film un suo inedito. Come siete riusciti in questa conquista straordinaria?
Alessandro Paris: L'inedito è per noi una sorta di chiusura ellittica. Se Zocca è il luogo da cui Vasco si allontana ma verso cui poi torna sempre, lo splendido inedito che ci ha regalato è il simbolo di questo ritorno, di questo ritrovarsi, di questo riconoscersi. I soliti chiude il viaggio, il percorso umano e musicale che volevamo raccontare, ritraendo così, in una sorta di secondo maturo manifesto generazionale dopo Siamo solo noi, un gruppo di amici e un' intera generazione.
Per info www.cinetecadibologna.it
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