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Tradizione e modernità si incontrano per inaugurare la nuova stagione del Teatro Duse.
1056 tasti, 24 mani e 12 pianisti. Grandi numeri hanno inaugurato la stagione 2011- 2012 del Teatro Duse, simbolo e pilastro della tradizione artistica bolognese, che Sabato 5 novembre ha riaperto il sipario con l'ensemble Piano Twelve, il primo spettacolo di una programmazione ricca ed eterogenea. Dodici pianisti, sei uomini e sei donne, con dodici pianoforti distribuiti sul palco hanno dilettato il fedele pubblico del Duse con due ore di musica, spaziando da brani classici a quelli più contemporanei, all’insegna di una tradizione che si amalgama e fonde con la modernità.
Un progetto giovane quello portato avanti dai Piano Twelve: il primo concerto si è tenuto nella loro città, Udine, nel settembre 2010 di fronte a oltre 4000 persone ed è stato replicato al Teatro Strehler di Milano. Altrettanto giovani questi musicisti (Matteo Andri, Valeria Anzil, Federica Bello, Marzia Bisogni, Paolo Chiarandini, Giorgio Cozzutti, Caterina Croci, Alessio de Franzoni, Ferdinando Mussutto, Fabiana Noro, Daniele Russo, Agnese Toniutti) che, vestiti di bianco e nero, erano piacevolmente inghiottiti da una scena dominata dai pianoforti, dove a fare da padrona era la musica con le sue armonie.
Suoni simultanei per rievocare grandi classici come “L’Estate” di Vivaldi, l’Adagio sostenuto “Al chiaro di luna” di Beethoven, la “Marcia della Turca” di Mozart. Dolcezza e atmosfera onirica con il Valzer da “La bella addormentata” di Tchaikowsky. Il pubblico torna poi nella frenetica contemporaneità con l’esecuzione grintosa di “Jump” dei Van Halen, a dimostrazione di come la melodia trascenda ogni limite dettato da spazio e contesto. La serata è stata impreziosita dalla presenza del Coro del Friuli Venezia Giulia, preparato dal Maestro Cristiano Dell’Oste, le cui voci hanno terminato la performance con l’epica “Fortuna Imperatrix Mundi” dai “Carmina Burana” di Carl Orff.
Il Teatro Duse ha riaperto con successo e si prepara ora a offrire 22 spettacoli spaziando dalla prosa classica alla drammaturgia contemporanea, commedie e spettacoli musicali, senza tralasciare la danza, sia moderna che contemporanea. Perché se si è riusciti a tenere in vita uno dei maggiori simboli della città, il merito va sia a quegli imprenditori che hanno investito e hanno creduto nel Duse, sia al pubblico, vero artefice della nascita di un mito e meritevole di continuità e qualità.

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