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Mario Monicelli, il re della commedia all’italiana è morto

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Scritto da Francesco Maggiore   
Martedì 30 Novembre 2010 01:11

Se n’è andato l’ultimo grande pezzo di storia con la S maiuscola del nostro paese


Mario Monicelli, il re della commedia all’italiana è mortoE lo ha fatto nel modo più tragicamente evocativo, lanciandosi dal quinto piano del reparto di urologia dell’ospedale San Giovanni di Roma: forse un grido di protesta per le contraddizioni insanabili che regnano nel nostro paese e di cui lui non vedeva risoluzione. Andando a ritroso nel tempo, ripercorriamo le geniali tappe di colui che ha scritto pagine importantissime per il nostro cinema.

Dopo essersi laureato in storia e filosofia a Pisa, Mario Monicelli esordì nel 1932 con il corto “Cuore rivelatore”, firmato insieme ad Alberto Mondadori, e dopo non si è più fermato, dirigendo più di 66 film e scrivendo più di 80 sceneggiature. Ricordiamo “Guardie e ladri” (premiato a Cannes), “I soliti ignoti” (nomination all’oscar), “La grande guerra” (Leone d’oro a Venezia) e “L’Armata Brancaleone” con Vittorio Gassman mattatore.

In quegli anni, il cinema italiano era veramente grande dal punto di vista della commedia, e Mario divideva la scena con il suo amico Dino Risi, arrivando a scontrarsi spesso e volentieri con l’altro autore da serie A, Michelangelo Antonioni. Riuscì al contempo a lanciare Monica Vitti nel ruolo comico in “La ragazza con la pistola”, e a raccogliere l’eredità di Pietro Germi con la realizzazione del capolavoro indiscusso di comicità “Amici miei”.

In “Un borghese piccolo piccolo” fa apparire  Alberto Sordi  come un padre addolorato e assetato di vendetta verso l’assassino di suo figlio. Dopo “Speriamo che sia femmina”, ha tratteggiato con straordinaria corrosività la cattiveria della società italiana in trasformazione con “Parenti serpenti”.

Il suo ultimo film è stato nel 2006: dopo diverse traversie produttive, ha girato “Le rose del deserto”, ispirato ad “Il deserto della Libia” di Mario Tobino e alla “Guerra d’Albania” di Giancarlo Fusco. E’ apparso nel programma “Rai per una notte” in cui stilava un’impietosa, potente e rivoluzionaria analisi del nostro paese, e proprio stasera è stato ricordato da Fazio e Saviano nell’ultima puntata di “Vieni via con me”.

Noi preferiamo ricordarlo con una delle sue massime: “La vera felicità è la pace con se stessi. E per averla, non bisogna tradire la propria natura”.

 

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