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Madama Butterfly è Puccini

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Scritto da Davide Parpinel   
Domenica 29 Gennaio 2012 18:33

Al Teatro Comunale di Treviso è andata in scena l'opera più famosa del compositore italiano diretta da Fabio Ceresa. É stato come rivedere lo spettacolo originale.


Madama Butterfly è PucciniCome si può proporre in maniera innovativa un'opera del 1904? Questo dubbio assale chi si approccia alla Madama Butterfly di Giacomo Puccini scritta su libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. É un testo aapartenente alla storia del teatro per la bellezza e l'armonia delle arie e sia per il trema trattato, la pena d'amor. Quante donne non si sono immedesimate nel dolore di Cio-Cio-San (Butterfly) sedotta e abbandonata dopo il matrimonio o quale uomo non ha in fondo un po' della spavalderia del Capitano Pinkerton, abile manipolatore e seduttore?
Detto questo il dubbio iniziale è, quindi, legittimo.

Una soluzione potrebbe essere raccontare la storia di Butterfly come Puccini l'ha pensata, senza rielaborazioni e reinterpretazioni. Non per essere prevedibili né banali, ma per proporre la perfetta struttura drammatica dell'opera. Madama Butterfly, infatti, racconta musicalmente e narrativamente, i sentimenti dell'uomo quando ama, soffre o si trova di fronte alle scelte della vita.

Questo è ciò a cui il pubblico del Teatro Comunale Mario del Monaco di Treviso ha assistito nelle repliche messe in scena dal 9 al 15 gennaio. L'allestimento è nato da una coproduzione tra il teatro Sociale di Rovigo, Teatri e Umanesimo latino spa e la partecipazione di Bellussi Valdobbiadene. È stato diretto teatralmente da Fabio Ceresa e musicalmente dal Maestro Nicola Marasco e realizzato dall'Orchestra regionale Filarmonia Veneta.

Per arrivare a questo risultato i cantanti, il regista e il direttore d'orchestra hanno studiato analiticamente e interpretativamente il testo, scritto e musicale, per poter interpretare la scena e ogni personaggio in ogni sua minima sfumatura. La naturale fine di quest'analisi è ciò che si è assaporato in scena ossia Yasko Sato, Giuseppe Talamo, Evgeniya Rakova e Gonzalo Ezequiel Moya che non impersonano rispettivamente Butterfly, Pinkerton, Suzuki e Sharpless, ma sono loro stessi. I cantanti sono arrivati a un'immedesimazione con il loro personaggio così profonda da esprimere con naturalezza e verità tutti gli stati d'animo dei loro alter ego. Verso la fine dell'opera quando Pinkerton giunge con la nuova moglie, l'atmosfera è ansiosa, ingestibile.

La musica è intensa e sul volto dei cantanti si può notare un reale velo di preoccupazione, di terrore per la reazione di Butterfly. La donna arriva e comprende la situazione. La sua voce, il suo volto, i suoi movimenti sono fragili, interrotti, rassegnati, tristi, espressi con un realismo e una veridicità tali da condurre lo spettatore all'immedesimazione.

Questo è il naturale fine di una rappresentazione così vera, condurre il pubblico a sentire intensamente ciò che succede in scena. Prova, vive il dramma e la gioia e solo così capisce l'altro significato dell'opera di Puccini ossia la contrapposizione tra il mondo occidentale e quello orientale.
In questo Ceresa e i cantanti riescono perfettamente. Yasko Sato infatti interpreta una Butterfly misurata, composta, rassegnata nel dolore e mai troppo energica nell'amore, incarna la gelida misura delle donne giapponesi. Il Pinkerton dello spettacolo, invece, al contrario, sembra spavaldo, borioso, il tipico sbruffone americano pieno di sé e sicuro della sua vita. Lui domina la scena, allo stesso modo in cui gioca con il cuore e la vita di Butterfly. La donna, invece, si muove per il palco con piccoli passi, spesso lenti e tristi, ma sicuri dettati dalla determinazione della sua azione.

Una contrapposizione, però, mai  troppo marcata, sempre velata, controllata anche nell'uso della voce, grazie al Maestro Marasco. Con forza e sapienza sa liberare la voce dei cantanti e la potenza della musica, nei momenti di maggiore pathos, senza essere invasiva. L'armonia melodiosa accompagna la comprensione del testo, del dramma. Anche quando tra la prima e la seconda scena del secondo atto il regista chiude il sipario, contrariamente a quanto deciso da Puccini, il Maestro trattiene l'impetuosità della musica per permettere al pubblico di prepararsi al dramma finale.

In conclusione si può dire che in scena a Treviso si è visto Puccini o meglio il pubblico ha goduto di un sapiente e intelligente spettacolo, basato unicamente sulla dimostrazione del genio del compositore lucchese.

Foto di Piccinni - Treviso

 

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