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Le Nevi del Kilimangiaro

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Scritto da Giuliana Di Gioia   
Martedì 29 Novembre 2011 16:22

Incontro - scontro tra due generazioni: un connubio di rabbia, disperazione, ma anche di tanta solidarietà.


Le Nevi del Kilimangiaro“Le Nevi del Kilimangiaro” è il nuovo film di Robert Guédiguian che prende il titolo dalla famosa canzone di Pascal Danel, proiettato in anteprima al Lumière di Bologna e in uscita venerdì 2 dicembre.

L’opera del regista francese, presentata all’ultimo Festival di Cannes nella sezione “Un certain regard”, è la storia di persone comuni, “semplici” che si trovano a confrontarsi con quelli che sono problemi ormai  fin troppo noti, povertà e disoccupazione, sorretti da un bagaglio culturale e ideologico che scoprono non avere più riscontri nel mondo attuale.
Michel (Jean-Pierre Darroussin), un operaio sindacalista di cinquanta anni, ha appena perso il lavoro, insieme ad altri dipendenti, dopo un “democratico” sorteggio, la soluzione apparentemente più equa per scegliere chi licenziare. L’uomo, nonostante tutto, vive felicemente circondato dall’affetto e dal rispetto di familiari, amici e della moglie Marie-Claire (Ariane Ascaride), con la quale ha condiviso trent’anni di matrimonio e impegno politico.

La loro serenità è turbata quando fa irruzione in casa una coppia di rapinatori che li priva dei  risparmi e del denaro regalato per l’anniversario di matrimonio, necessario per un viaggio in Africa, alle falde del Kilimangiaro. Lo shock è grande, soprattutto quando Michel scopre che uno dei rapinatori altri non è se non Christophe, un giovane operaio licenziato proprio come lui. Uno di loro insomma, un ragazzo di ventidue anni, un “compagno”. Di qui una serie di interrogativi che portano Michel e Claire a rivisitare le loro convinzioni e a fare scelte non facilmente comprensibili per chi li circonda.

Non un dramma, ma un confronto tra generazioni diverse che lottano contro i medesimi nemici (mancanza di lavoro, frustrazione, impossibilità di vedersi garantita una vita degna di essere considerata tale). Tuttavia, se Michel ha combattuto questi mostri sorretto dall’idea di “coscienza di classe”, il giovane Christophe non conosce questo concetto, vive in un’epoca in cui è difficile definire la classe operaia, un’epoca in cui a essere sinonimo di vessazione non sono solo gli operai di una fabbrica, ma anche tanti (tutti) i precari che lavorano sottopagati negli uffici, che non hanno certezza alcuna e che, come ribadisce Christophe a Michel durante il loro ultimo incontro, appartengono a una classe di disoccupati o momentaneamente occupati privi di qualunque garanzia, effige di una povertà ravvisabile nelle periferie di Marsiglia, come di ogni altra città, senza “andare ad ammirare” i poveri ai piedi del Kilimangiaro.

Christophe non è un rapinatore di professione, ma un fratello maggiore responsabile di due bambini oltre che di se stesso. Un uomo di ventidue anni che si trova dall’oggi al domani senza l’unico mezzo che gli permetteva di garantire una vita minimamente dignitosa ai suoi fratelli, un giovane adulto che compie una rapina con una pistola che si rivelerà essere un giocattolo, che oltre al denaro ruba un fumetto, caro a Michel, per regalarlo al fratello adolescente, che intasca meno della metà del bottino, finito nelle mani del suo complice, che usa quello che gli “spetta” per pagare l’affitto e per comprare un barattolo di cioccolata, rendendo felici con poco due bambini.

Robert Guédiguian, Ariane AscarideE’ questa la realtà che Michel e Claire si trovano di fronte, una realtà che li spinge a riadattare al mondo attuale i valori in cui hanno sempre creduto, che permette loro di provare comprensione per un “delinquente” che si è sentito costretto a essere tale, un malfattore che fa notare al sindacalista Michel che il sistema del sorteggio forse non è stato tanto corretto, perché magari bisognava analizzare la situazione di ogni singolo operaio, invece di agire spinti da generali e anacronistici, per quanto nobili, criteri di equità sociale. Ci troviamo così davanti a un giovane rivoluzionario che, senza saperlo, è stato più libertario dei suoi predecessori.

La consapevolezza di aver commesso un errore e il sentimento di solidarietà porteranno Michel e Claire a fare come il pescatore e sua moglie nella poesia di Victor Hugo “Les pauvres gens” (La povera gente), cui Guédiguian si è ispirato, perché in “Le Nevi del Kilimangiaro” i carnefici sono delle vittime anch’esse, laddove non ci può essere guerra se tutti sono schierati sul medesimo fronte, quello dei disperati e dei miserabili.

E se il lieto fine fa sorgere sulle labbra dello spettatore un sorriso, si tratta pur sempre di un sorriso amaro, veicolo di quella consapevolezza necessaria per ottenere, come ha ribadito Robert Guédiguian (nella foto in basso a sinistra insieme a Ariane Ascaride), la riconciliazione tra miserabili e ricostruire la coscienza di classe.

 

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