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Lo spettacolo teatrale diretto da Giampiero Solari illustra come niente è sacro nell'uomo, nel maschio, nemmeno la tanto lodata amicizia.
Chi attraversa un quadro bianco lascia la propria scia di colore, intensità e profondità differente. Le macchie apparse sulla superficie possono sparire o restare indelebili, esattamente come l'amicizia, che può radicarsi nell'animo dell'uomo o svanire in un istante.
Qual è il collegamento tra questo sentimento e una tela bianca? Questa domanda bisogna girarla a Yasmina Reza e a Giampiero Solari, rispettivamente scrittrice e regista di Art, spettacolo teatrale che come ultima data ha calcato la scena del Teatro Comunale di Treviso.
Il testo è recitato da Alessio Boni, Alessandro Haber e Gigio Alberti, rispettivamente sulla scena Serge, Yuan e Marc. Sono tre amici, ognuno dei quai con un carattere differente: Serge è altezzoso e insicuro, Yuan buono e remissivo e Marc senza mezze misure, ma capace di chiedere scusa. Se pur così diversi, la loro amicizia dura da molti anni, ma si incrina quando Serge spende una cifra esagerata per una tela bianca di un artista sconosciuto.
L'episodio porta i tre a confrontarsi, a dichiararsi vicendevolmente cosa pensano l'uno dell'atro. Marc è furioso perché non capisce il gesto di Serge che a suo tempo è presuntuoso e altezzoso (il modo con cui, senza alcuna attinenza con il discorso, dice all'amico “Leggi Seneca” esemplifica la sua arroganza); quella tela gli conferisce sicurezza, gli da la certezza, la forza di essere ancora padrone della sua vita. Yuan, invece, cerca di porre fine alla loro discussione, con scarsi risultati, perché schiacciato dalla potenze delle personalità dei due.
Il conflitto è serrato e coinvolgente. É un climax ascendente di piccole azioni, parole, prese in giro abilmente orchestrati dalla volontà del regista di portare al collasso la discussione. Nemmeno lo scontro fisico rappresenta l'acme: il gesto maschio per eccellenza non soddisfa né i tre protagonisti, né il pubblico che si gode la scena e ipotizza: sarà rottura tra i tre o si riappacificheranno?
L'arcano è svelato con un segno, un gesto che unisce i tre amici, ma allo stesso tempo li divide. In questo stato di incertezza risiede l'intelligenza dello spettacolo: insinua nello spettatore il dubbio, l'incertezza. Non è sicuro di niente, non è certo che il finale sarà positivo, gli rimane un senso di angoscia. I tre attori, perfettamente immedesimati, e consapevoli della loro parte a cui non aggiungono sfumature, riescono abilmente a suggerire questo stato; rimangono tre titani, incastrati nelle loro idee, costretti, per redimersi, a sporcare e oltraggiare la purezza dell'amicizia maschile, simboleggiata dalla tela bianca.
Lo spunto creativo del regista e della scrittrice Yasmina Reza risiede proprio in questo: stare al di sopra delle parti, porsi accanto all'uomo e studiarlo per poi colpirlo nel più sacro dei suoi valori: l'amicizia.
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