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E' in tour in queste settimane per l'Italia e il Mondo Babilonia – Il terzo paradiso lo spettacolo del coreografo brasiliano che propone all'uomo un luogo di felicità.
La felicità esiste e si conserva in un luogo. Il percorso di analisi sull'uomo di Ismael Ivo è inziato con lo spettacolo The Waste Land in cui spiegava la desolazione della terra minacciata dalla devastazione delll'uomo; Oxygen, invece, esprimeva la volontà di sopravvivenza dell'uomo attraverso il riappropriamento della sua attività più naturale e basilare, il respiro.
Babilonia – Il terzo paradiso conclude questo percorso di danza e di arte; mostra un luogo (utopico o reale?) in cui vive e domina la felicità, sorretta nella sua esistenza dal menting pot, dall'interoculturalità, dalla mescolanza di diverse lingue e arti, dall'unione e interazione di uomini e genti diverse, proprio come era Babilonia.
Questa è la triologia danzante elaborata e strutturata da uno delle menti più creative dell'arte contemporanea, Ismael Ivo, coreografo e direttore della Biennale Danza.
Per Ivo l'uomo nel paradiso di Babilonia è felice perché vive del contatto, dell'unirisi e del fondersi con il suo prossimo; nella fattispecie dello spettacolo tutto ciò si esprime in una danza nervosa, scattosa, vibrante, muscolare, intensa, partecipativa, magica. I danzatori, tutti giovanissimi e giustamente provenenieti da tutto il mondo, si contorcono in forme, azioni, schemi danzanti ripetivi e simmetrici, scanditi da movimenti secchi e dalla loro muscolatura che si contrae e si rilassa. Mani, braccia, corpi si fondono, ma anche gesti, sguardi, rimandi, messaggi corporei, inviti silenziosi per cercarsi, per affiatarsi, per inglobarsi alla ricerca della felicità.
Il corpo, quindi, domina la scena perché nel fisico di ogni uomo è custodita la chiave della comunicazione. L'uomo pensato da Ivo si è liberato da ogni vincolo corporeo che gli possa impedire di esprimersi, di dialogare; anche i vestiti sono inutili, tanto che i costumi dei danzatori sono ridotti al minimo. Si assiste a un confronto alla pari tra diverse realtà fisiche così forte e necessario che riesce a scardinare anche la più antica delle antitesi, quello tra potente e sottoposto. Impersonato da una figura emblematica con il corpo di uomo e la testa di cavallo, il potente deve sottostare all'interazione con il diverso da lui, deve abbassarsi a unirsi al suo alieno.
Questa carnalità, sintomo di vita, è incorniciata da una scena-non scena, bianca neutrale perché pronta ad accogliere l'energia e la potenza della felcità, stamperata dall'incatevole voce di Cecilia Bartoli. Il mezzosprano italiano canta musiche celestiali dell'epoca barocca dedicate alla voci bianche dei castrati, capaci di allietare la forza dirompente della felicità.
Foto: Akiko Miyake
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