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Scritto da Andrea Mascolo
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Mercoledì 02 Marzo 2011 00:36 |
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Storia di un’amicizia vera nata tra l’incontro di due inguaiati assai a Napoli.
Into Paradiso è un film delizioso. Semplice, onesto, senza crismi racconta in maniera delicata una storia che normalmente farebbe terrore a chiunque vi si trovasse in mezzo.
Alfonso è un timido scienziato, da un po’ di tempo orfano di mammà e profondo conoscitore di telenovelas sdolcinate: in seguito al licenziamento presso il laboratorio per il quale lavorava, sotto consiglio di un amico, decide di chiedere una “raccomandazione” ad un suo vecchio compagno di scuola ora politico in carriera, Vincenzo.
Quest’ultimo è sotto scacco di uno dei vari capi camorristi di Napoli e quando il boss gli chiede di far consegnare un “dono” da un incensurato a due suoi uomini, Vincenzo convince il povero Alfonso che questa è la sua occasione per ottenere il posto all’università attraverso un simpatico dono al Rettore.
Al momento dell’appuntamento con i due sgherri, Alfonso si trova nel bel mezzo di un regolamento di conti e si trova costretto a scappare sul tetto di uno stabile interamente composto da emigrati dello Sri-Lanka, dove scopre che il “dono” è in realtà una pistola.
Qui si incrocerà con Gayan, ex campione di cricket srilankese, arrivato in Italia per fare fortuna secondo quanto raccontatogli dal cugino: il Paradiso in questo caso si rivela fare il badante ad una vecchia asfissiante e malata di telenovelas.
La storia si dipana in un ménage à trois tra Alfonso, Vincenzo e Gayan mentre tentano di dipanarsi da questa intricata matassa che li avvolge, braccati dagli uomini malavitosi e aiutati dalla comunità dello Sri-Lanka.
Il film è, come già spiegato, una tenera storia d’amicizia quasi bambinesca; e ha la rara capacità di saper raccontare con leggerezza una situazione critica come quella della corruzione e della malavita nella bellissima città di Napoli senza scadere nella banalità.
Gli interpreti principali di questo film sono Gianfelice Imparato nel ruolo di Alfonso, Peppe Servillo in quello di Vincenzo e Saman Anthony per quello di Gayan: tutti e tre gli attori mostrano un ottimo affiatamento e sanno gestire con grande padronanza la scena. Memorabili soprattutto le esclamazioni disperate e ripetute di Servillo, travolto da una nebbia mentale da tranquillanti.
La regia del film è di Paola Randi e sicuramente dimostra una buona padronanza e creatività dietro la macchina da presa: alcune scene come quelle in cui il protagonista si concentra sugli eventi o ne ricostruisce alcuni sono molto interessanti e denotano una ottima capacità di astrarre dai soliti canoni registici. Il film purtroppo soffre a tratti di una lentezza stoppacciosa e di alcune pause lente che smorzano in parte il ritmo della trama ma tutto sommato i sorrisi che regala agli spettatori possono far dimenticare queste blandi difetti.
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