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Christopher Nolan torna a dirigere una grande parabola mnemonico fantascientifica che è già nella storia del cinema
Avvalendosi soprattutto di un cast stellare: Leonardo Di Caprio, Marion Cotillard, Ken Watanabe, Joseph Gordon Levitt, Ellen Page, Tom Hardy, Cillian Murphy e la straordinaria partecipazione di Michael Caine.
Il plot è un complicatissimo thriller ambientato nell’architettura della mente in cui il ladro di sogni Dom Cobb ( Di Caprio), si occupa di rubare i segreti dalla mente delle persone mentre dormono e sognano.
Perennemente sospeso tra il mondo reale e quello onirico, Cobb porta sempre con sé una piccola trottola definita “totem”, per distinguere se sta sognando (la trottola è in movimento) o meno (l’oggetto si ferma e cade).
Un giorno viene ingaggiato da Saito (Watanabe), un potentissimo uomo d’affari giapponese, che li promette la libertà ed il ritorno dai suoi figli, visto che era stato incriminato per l’omicidio (in realtà suicidio) di sua moglie Mal (Cotillard).
Il suo compito è quello di innestare nella mente di Robert Fischer (Murphy), il figlio del morente rivale in affari di Saito, un’idea che li permetta di frammentare l’impero economico paterno in seguito al suo decesso. Per far ciò, Cobb assemblerà una squadra fidata composta dal socio Arthur (Levitt), dal falsario Eames ( Hardy), dal chimico anestesista Yusuf (Dileep Rao) e dalla giovane studentessa Ariadne (Page).
Il team inizierà a muoversi nella mente di Fischer, durante il volo Sydney-Los Angeles, penetrando nei recessi più profondi della sua mente (quattro livelli), affrontando proiezioni del subconscio sgradite (la moglie di Cobb e l’esercito personale di Robert) ed improvvise cadute nel limbo di Cobb e Saito.
Il finale, come di consueto si presta a più interpretazioni, e conferma Nolan come il miglior erede della tradizione hitchcockiana, coniugando autorialità ed ampio senso dello spettacolo con citazioni e rimandi a “Blade Runner”, “Dark City” e “Matrix”.
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