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Lo spettacolo di Valerio Binasco nei teatri d'Italia racconta il desiderio di comunicare di un uomo e di una donna di oggi.
Isabella Ferrari fornisce un'interpretazione di Suzanne ironica, divertente, calibrata, mai forzata. Ennio Fantastichini, Jean-Jacques sulla scena, è un turbine di passioni; è un animale in cerca della preda, è un marmo che si sa addolcire e ammansire, perché in preda a emozioni mai provate.
Così si possono definire le loro straordinarie interpretazioni nello spettacolo teatrale “Il catalogo” il cui testo originale è di Jean Claude Carrière, ma nei teatri italiani è tradotto e diretto da Valerio Binasco.
Una trama vera e propria non esiste; esiste un tema, attorno a cui si muovono i due personaggi. Jean-Jacques è un avvocato, di circa mezza età che vive da solo in un discreto e poco arredato monolocale a Parigi. Di giorno lavora nel suo studio, mentre di notte colleziona donne di cui annota, per vanità, più che per dimenticanza, in un catalogo le caratteristiche anatomiche. Una mattina piomba in casa sua Suzanne, giovane provinciale alla ricerca di un fantomatico signore. La ragazza, per pigrizia, per comodità o chissà perché, decide di stabilirsi nell'appartamento dell'uomo.
Vi rimane giornate intere e Jean Jacques non manifesta mai la reale intenzione di mandarla via. Tra battute, urla, cene, confessioni, segreti nasce tra i due nasce qualcosa di impreciso, di indefinito; non è amore, non è amicizia; entrambi non lo sanno definire, ma si trovano a essere l'uno dipendente dall'altro.
Questo perché i due protagonisti sono due persone sole, egoiste, insicure, incapaci a comunicare: insomma un uomo e una donna di oggi, reali, veri. Tale concretezza è resa attraverso mezze parole, sguardi a metà, gesti fraintesi proprio come farebbero due persone che non riescono a esprimere ciò che sentono nell'anima.
 Ne consegue che i comportamenti, i movimenti, le parole dei due personaggi sono i veri protagonisti; gli alti e i bassi umorali di Jean-Jacques o la finta allegria di Suzanne o le urla isteriche o i discorsi silenziosi di entrambi riempiono la scena. A tratti appaiono eccessivi, ma normali se considerati facenti parte della fragilità umana.
Tutto questo, inoltre, è reso perfettamente dalla coppia di attori. Da parte di entrambi l'immedesimazione è totale; la comprensione dei personaggi, della loro vicende è assunta integralmente. La naturalezza con cui Fantastichini e la Ferrari recitano, misurando la loro intensità, calibrando la recitazione, anche nei momenti di eccesso, rende lo spettacolo comprensibile e veritiero.
Foto Ufficio Stampa-Teatri e Umanesimo Latino S.p.A, Treviso
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