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L’Europa è il massimo della diversità nel minimo spazio.
Con questa frase di Milan Kundera si è parlato al multisala Massimo di Lecce nell’ambito del Dodicesimo Festival del Cinema Europeo, della tavola Rotonda con protagonisti Bruno Torri, Clara Albani, Paulo Branco, Luciana Castellina e Doris Pack. Ci sono stati molti dibattiti sul Cinema Europeo, ed il Parlamento Europeo si interessa alla settima arte grazie alla risoluzione del voto sulle industrie creative e culturali.
Bruno Torri comincia il suo intervento citando Pasolini che secondo lui nell’iniziare un convegno internazionale, bisogna far precedere una dieta terminologica, perché si rischia di far apparire il tutto ad una mera appartenenza continentale. Siamo di fronte ad una problematica culturale ed è complicato e difficile definire il linguaggio di una singola cinematografia.
E’ difficile trovare le radici come nel cinema europeo, ed il nostro cinema è sempre stato comandato da componenti fortemente legate alla realtà nazionale. Il cinema europeo oggi è una realtà molto sfumata, quasi in fieri, e va individuato come un qualcosa già consolidato e non come un progetto da realizzare.
Doris Pack fa suo il motto nell’unità e nella protezione delle diverse culture, così da produrre una visione straordinariamente nuova e ci incoraggia a non dimenticare le nostre radici. I film devono certamente animare l’integrazione dell’Unione Europea e non è un caso che lo scorso anno sia stato scelto come film manifesto lo straordinario “Welcome”, che ha suscitato polemiche in Francia.
Si deve approfittare della ricchezza linguistica, e il premio Lux diventa importante nel momento in cui il cinema sceglie di raccontare la storia europea, divenendo uno specchio della vita accessibile ad un pubblico molto ampio, attraverso la forza delle immagini. Il cinema europeo da sempre serve per superare l’incomprensione, e il premio Lux deve fornire una scusa perché la cultura esca dalle direttive parlamentari per coinvolgere direttamente gli artisti.
Per Paulo Branco il cinema non è europeo, ma universale, e quando produceva in passato i suoi film, la maggior parte passava per i circuiti televisivi, ed in questo momento il programma Media che fornisce i finanziamenti comunitari ad opere audiovisive è in pericolo per i feroci tagli. Luciana Castellina conferma le parole di Branco, sostenendo che il linguaggio del cinema è universale, ed è ciò che veicola il rapporto tra gli europei.
L’Europa è stata inghiottita dalla cultura della globalizzazione e le sale cinematografiche contano solo per il 10% di bilancio, mentre il pop corn movie conta per un esercente più del 50%, oltre ai “remake”, perché per la produzione conta costruire il pubblico. Marion Doring, la direttrice dell’European Film Academy vuole richiamare l’attenzione sulla promozione e la curiosità al di fuori del territorio aumentando e rendendo competitiva la quota di mercato.
E’ necessario fidelizzare il pubblico ed incuriosirlo, e la parola “europeo” rende elevati alcuni parametri in ambito cinematografico. A conclusione dell’intervento, si è sottolineato di come dove c’è una buona sinergia tra politiche europee e quelle nazionali, servono a ricreare dei presidi culturali, e tutto ciò richiede sia una grande responsabilità collettiva, oltreché individuale.
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