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L'attore racconta in 'Le faremo sapere' gioie e dolori della sua gavetta, anticipandone i temi in questa intervista.
Teatro, fiction, soap opera, spot, cinema: una carriera a tutto tondo per l’attore fiorentino Francesco Gabbrielli, che è stato diretto da alcuni dei più conosciuti registi a livello nazionale.
Prendendo spunto dalle esperienze accumulate durante la carriera, Gabbrielli ha scritto il libro “Le faremo sapere – Quindici anni di provini in tutta Italia”, in cui ha raccontato il suo cammino artistico, fra difficoltà, delusioni e traguardi raggiunti. Dal volume è stato tratto un monologo, da lui diretto ed interpretato, che torna in scena dal 13 al 21 ottobre al Teatro dei Satiri a Roma.
Partiamo dal tuo libro: perché lo hai scritto?
F: Conosco da più di dieci anni Alessandro Benvenuti. Si può dire che siamo molto in confidenza e durante la tournée mi capitava di raccontargli le cose che mi succedevano, sia attinenti il mondo dello spettacolo, sia anche fatti della vita normale. Insomma le mie “sfighe” quotidiane. Alcune lo facevano sorridere ed un giorno mi disse scherzando, che se ci avessi fatto un libro, forse tutte quelle sfighe sarebbero servite a qualcosa.
Qual è il succo che si ricava dalla tua storia?
F: Non c’è una vera e propria “storia”: il libro comincia e finisce con lo stesso provino, per chiudere il cerchio, nel mezzo del quale ripercorro la mia carriera in base a quelli che ho dovuto affrontare. Il succo, ognuno se lo spreme da solo. C’è chi ci può trovare cinismo, pena, qualche risata, la voglia di cominciare un mestiere difficile, ma anche la voglia di starci più lontano possibile.
Ne hai fatto anche una rappresentazione teatrale: qual è, in genere, la reazione della gente che assiste?
F: Nelle serate al Teatro Agorà di Roma dove in passato è andato in scena, la gente si è alzata sorridente, e ho ricevuto molti complimenti da gente sconosciuta, che sono i più belli. Nell’ultima serata che c’era il teatro pieno, devo dire che sarei rimasto ad improvvisare un’altra mezz’oretta, ma il teatro doveva chiudere…
Pensi di esserti realizzato?
F: Assolutamente no, ho ancora molta, ma molta strada da fare, anzi si può dire che la mia carriera è agli inizi anche se faccio questo lavoro da circa 12 anni.
A cosa miri per il futuro?
F: Io non ho grandi pretese, sono molto realista. Il successo, a livello nazionale, come attore si ha quando già a 30 anni sei “qualcuno”, ma non si deve confondere la popolarità con il successo. Per me il successo è vivere bene del tuo lavoro, del lavoro che ti piace, e continuare ad avere progetti, anche se è solo un cortometraggio a cui tieni, uno spettacolo in una sala da 50 posti, insomma qualcosa che ti faccia vivere dignitosamente. I cachet milionari piacciono a tutti e piacerebbero anche a me, ma ti tolgono anche molta libertà. Le vie di mezzo sono il mio obiettivo. Diciamo che adesso mi piacerebbe scrivere, dirigere ed interpretare un film per il cinema. Questo è il mio sogno.
Credi ancora nel valore della gavetta?
F: Certo, anche perché il mestiere lo impari facendola. Purtroppo pare che questa gavetta non finisca mai anche dopo anni e anni che fai spettacoli a 30 euro a sera e questo non dovrebbe succedere. E’ vero che non si finisce mai di imparare, ma dopo che uno ha un curriculum decente, i livelli di retribuzione dovrebbero salire, ma invece…
Quali sono stati il punto più "basso" e quello più alto della tua carriera?
F: Se per “basso” s’intende il lavoro più degradante artisticamente parlando che ho fatto, direi lo spot per un sito sulle scommesse online, dove sono stato scelto per il mio bel sedere. Sul sito, lo vedrete in mezzo ad altri sculettare allegramente. Ma mi sono anche divertito. Lo reputo il più “basso” solo perché il sedere sta più in basso della faccia. Non ho fatto cose tremende. Per alcuni forse il mio punto più “alto” coincide con quello più “basso” e cioè la partecipazione per due anni di fila alla soap opera “Vivere” su Canale 5, in cui interpretavo Alessio Beltrami. Per me è stata una bella esperienza invece, dove ho imparato a recitare una parte che mi davano otto ore prima e dove “buona la prima” era la prassi, che non è facile. I miei inizi diciamo che raccolgono i lavori con i più grandi registi che ho incontrato. Ho avuto la fortuna di cominciare con Mario Monicelli nel film “Panni sporchi”, un film che non ha avuto molto successo ma che ospitava un grande cast artistico (Proietti, Placido, Melato, Muti, Haber, Confalone) e teatralmente parlando, Benvenuti che mi ha cresciuto si può dire a pane e palcoscenico in questi dieci anni.
L'intervista completa a Francesco Gabbrielli sarà pubblicata in un eBook in prossima uscita, a cura di Chiara Tenca, edito dalla casa editrice elettronica Liber Iter.
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