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Scomparso prematuramente il regista greco Theo Anghelopoulos.
Mi ricordo ancora l’incontro con lui nel 2007 (al Festival del Cinema Europeo), caratterizzato da una stretta di mano e dall’augurio per la lavorazione della sua pellicola “La polvere del tempo” (con Willem Dafoe e Bruno Ganz). Stamattina mentre sfogliavo le news online, ho letto della tragica fatalità: è stato investito dalla moto di una guardia speciale (in quel momento non in servizio) mentre stava effettuando le riprese a Keratsini-Drapetsona (una località dell’Attica a ovest del Pireo) del suo ultimo film: The Other Sea.
Il film vede (vedrà?) protagonista Toni Servillo nel ruolo di un uomo d’affari che entra in politica, burattinaio di un giro di trafficanti tra Macedonia e Albania, dalla Grecia fino all’Italia. La peculiarità della pellicola è (era?) data dal ritratto sociologico che il regista voleva dare sull’austerità nel suo paese, lacerato dalle difficoltà economiche che tutti conosciamo. Soprattutto viene (verrà?) evidenziata la relazione tra questo padre manovratore e sua figlia (l’esordiente Irini Stratigopoulou), una giovane attrice che cerca di mettere in scena “L’Opera da tre soldi” di Bertolt Brecht, dentro una fabbrica che impiega molti clandestini.
Nato ad Atene nel 1935, Theo si è laureato in giurisprudenza, salvo scoprire la passione per la settima arte, che lo porta nel 1962 ad iscriversi a Parigi all’Idhec (Institut des hautes ètudes cinèmatographiques). Una volta rientrato nel suo paese nel 1964, divenne direttore del quotidiano di sinistra “Democratic Change”, incarico abbandonato per la dittatura dei colonnelli (che avrebbe logorato la Grecia dal 1967 al 1974).
Per questo motivo fece ritorno nella capitale francese, e qui cominciò a girare i suoi primi film, dall’acclamato cortometraggio “La trasmissione”, fino alla trilogia greca composta da “I giorni del ‘36”, “La recita” e “I cacciatori”, quest’ultimo vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino. In “Alessandro il grande” (1980) racconta la storia di un rapinatore di fine secolo che cerca di regnare da tiranno in autostrada, ispirandosi alle gesta del condottiero macedone.
Successivamente collaborò con il poeta e sceneggiatore Tonino Guerra per “Viaggio a Citera” (1984),vincitore del Premio Internazionale della Critica a Cannes per la migliore sceneggiatura. “Il volo” (1986) è l’ultimo “metaforico” viaggio di un apicoltore (Marcello Mastroianni) che ha lasciato la famiglia, mentre “Paesaggio nella nebbia” (1988) è il viaggio reale di due bambini alla ricerca del padre (immaginario); per quest’ultima pellicola ha vinto il Leone d’Argento al Festival di Venezia.
I due film successivi riflettono il suo stato d’animo a seguito della caduta del muro di Berlino, quasi come se il mondo avesse perso tutti i suoi principali riferimenti. Con “Il passo sospeso della cicogna” narra la storia di un giornalista (sempre Mastroianni) che crede di riconoscere un rifugiato politico al confine tra due paesi immaginari. Mentre “Lo sguardo di Ulisse” (1995) segue le vicende di un regista di nome A. (Harvey Keitel) tornato nella sua patria, l’ex Jugoslavia, devastata dalla guerra, in cerca di tre rulli sviluppati dai fratelli Maniakas (due cineasti che nel 1905 avrebbero portato nei Balcani il “mezzo” cinema).
Quest’ultima pellicola è tristemente nota per la morte sul set di Gianmaria Volontè (stroncato da un infarto), e Theo l’avrebbe sostituito con lo svedese Erland Josephson; il film avrebbe vinto il Premio della Giuria e il Premio Internazionale della Critica a Cannes. Nel 1998 con “L’eternità è un giorno” trionfò a Cannes con il premio più ambito, la Palma d’Oro, e fu scelto per rappresentare la Grecia nella corsa agli Academy Awards. Dall’anno 2000 in poi ha iniziato a progettare una nuova trilogia sull’epoca contemporanea che avrebbe compreso il magnifico “La sorgente del fiume” (2004), l’emblematico “La polvere del tempo” (2008) e l’ultimo incompiuto “The Other Sea”. Cosa posso ricordare di lui? Senz’altro i lunghi piani sequenza che scandiscono lo scorrere del tempo in una realtà sospesa tra il Mito e la Storia, il Teatro e l’Epica.
Se gli anni sessanta sono stati quelli della nouvelle vague in varie cinematografie, i settanta sono stati la nascita per Theo rappresentando la grandezza del suo lavoro sia nella concezione che nell’esecuzione, bigger than life. Per salutarti posso dedicarti questo lungo pensiero: hai avuto “Lo sguardo di Ulisse” nello spiccare “Il volo”, rendendoti conto che “L’eternità è un giorno”, navigando attraverso “La sorgente del fiume”, solo attraversando il tuo “Paesaggio nella nebbia” sei diventato “La polvere del tempo”. Ciao Theo…
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