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Terminata la kermesse di cortometraggi di Revine Lago è tempo di capire cosa vuole raprresentare questo Festival.
È certamente affascinante sedersi sulla sponda a lago di Revine Lago (TV) e guardare sullo schermo immerso nell'acqua una vasta e differenziata produzione di cortometraggi provenienti da buona parte del mondo. É altrettanto magico poi camminare lungo le strette vie del borgo in pietra che ospita il Lago Film Fest e osservare opere d'arte contemporanea, strutture in legno, immagini fantastiche, assaporare musica e dialogare di arte e cinema.
La kermesse di Revine, così presentata, può apparire un luogo ideale per l'appassionato di cinema o di arte contemporanea, ma il Lago film Fest non vuole proporsi solo a questo pubblico, ma vuole conquistare chiunque voglia viaggiare all'interno di un pezzo d'arte contemporanea e proporgli continui stimoli. Il principale impulso visivo è ovviamente il cinema.
La selezione operata da Viviana Carlet e Paolo Migotto, ha voluto dimostrare che nel cortometraggio è insita una potenza creativa e di immagine così preponderante rispetto al lungometraggio da permettere la sperimentazione di nuove forme visive e la comunicazione di concetti in maniera più efficace.
White Tipe di Michal and Uri Kranot è un brevissimo effetto visivo di circa 2 minuti sul tema dell'occupazione. Sullo schermo si osservano delle pennellate che dipingono dei soldati; loro tra urla a violenze stanno tracciando un limite entro cui hanno deciso di porvi la popolazione di uno stato o città da loro occupata. I due registi desiderano restituire il punto di vista drammatico e spaventato della gente che subisce l'occupazione; per questo riprendono la pittura, corposa e materica, sinonimo dell'angoscia e del timore di vivere, utilizzata dalla pittura espressionista nordica di inizio Novecento. La pittura non solo crea l'immagine filmica, ma è usata come strumento narrativo.
 Sempre sul tema della guerra e altrettanto sperimentale nell'uso della cinematografia è Spin di Max Hattler. Migliaia di soldatini di plastica in un caleidoscopio di immagini inscenano una danza irreale e coinvolgente. Sullo sfondo nero si stagliano le loro figure che come in un musical si fronteggiano e si combattono, fino ad arrivare al primo piano del viso di un soldato; il suo volto rivela tutta la tristezza della guerra. Anche in questo caso l'effetto scenico e visivo serve a veicolare il messaggio: gli effetti di luce e coreografati della televisione di oggi sono utilizzati per esprimere la spettacolarizzazione delle guerre di oggi che celano il vero dramma ossia la triste realtà dei combattenti senza un motivo.
Risorse Umane (Fresche di giornata) di Marco Giallonardi, al contrario, non utilizza grandi effetti, ma la semplice narrazione per spiegare il suo messaggio. Giovani ragazzi e ragazze italiani, vestiti come il buon costume richiede, si apprestano a essere selezionati a lavorare. Posti l'uno vicino all'altro sono dapprima scelti in base alla loro robustezza e presenza e non certo per le loro capacità, e poi sono accompagnati al luogo di lavoro: un frutteto.
Giallonardi dimostra come poche scene e pochi dialoghi possano racchiudere un messaggio così ingombrante come il dramma del lavoro in Italia. La tensione drammatica, rivelata dai lunghi silenzi e dai continui primi piani sui tristi occhi dei protagonisti, balza fuori prepotentemente, perché altro non è, che la semplice rappresentazione di una storia vera.
Il LFF non è solo cinema però, ma soprattutto contaminazione visiva, tutto deve ricondurre al concetto di visione. “The End” realizzata da Blue&Joy è una scritta al neon che, posta all'ingresso, illumina e sancisce la fine del mondo reale e l'inizio del mondo del LFF. “Through the looking glass” è un percorso di forme fantastiche che con la loro maestosa presenza indicano la strada attraverso le varie sale. Poi c'è la musica composta tra gli altri, dai “9 volts” o dagli “Antikamera” che può essere ascoltata o vista grazie alle immagini create appositamente sulle modulazioni musicali.
Insomma il pubblico del LFF è visivamente stimolato in ogni luogo e momento, perché la visione, il vedere è il cinema, è l'arte contemporanea, è la nostra società sempre in vetrina. Il Lago Film Fest, quindi, non solo dimostra la sua totale aderenza con la nostra epoca, ma la sua volontà di essere un punto di analisi e comprensione importante e necessario nel panorama artistico italiano.
Illustrazione: Giada Fiorindi
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