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A trionfare per questa pellicola nella notte degli oscar sono stati i “non protagonisti” Christian Bale e Melissa Leo.
Rispettivamente fratello e madre del combattente protagonista del titolo in questione, Micky Ward (Mark Wahlberg), e la storia non è il classico film di boxe, ma quest’ultima rimane come contorno per raccontare una vicenda di legami familiari ai limiti del paradossale, come accade in tutti i film del folle regista David O Russell.
Dickie (Bale) è una leggenda a Lowell (piccola cittadina del Massachussets), per aver mandato al tappeto Sugar Ray Leonard, anche se ora sono passati un po’ di anni, e si è distrutto sia fisicamente che psicologicamente con il crack.
Nonostante tutto si prefigge l’obiettivo di allenare il fratello Micky per il titolo mondiale, ma le sue continue crisi, e soprattutto l’ingombrante presenza di una madre manager oppressiva ed autoritaria (Melissa Leo), unita a sette bizzarre sorelle, renderanno il percorso di Micky in continua salita. Sarà l’incontro con la barista Charlene (Amy Adams), oltre ad un nuovo trainer, a ridare grinta e fiducia a Micky per i futuri incontri sul ring.
Dopo essersi disintossicato in prigione, Dickie ritorna ad allenare Micky, consapevole che solo con il suo aiuto sarebbe riuscito a vincere, e ciò segna una definitiva pacificazione del loro tormentato rapporto. Non è tanto il pugilato ad esser protagonista di questo film, la cui gestazione è durata circa 4 lunghi anni, ma sono i complessi legami familiari che schiacciano il “The Fighter” Ward, rendendogli difficile non solo la metodologia di combattimento, ma anche le relazioni amorose (in alcune scene i battibecchi tra la Leo e la Adams sono veramente esilaranti).
Passato prima per le mani di Scorsese e Aronofsky, e poi definitivamente al bad guy O Russell (famoso per le sue risse a Hollywood), “The Fighter” doveva avere nel ruolo di Dickie, Matt Damon, poi Brad Pitt, ed infine Christian Bale, che finalmente è riuscito a conquistare l’ambita statuetta dopo numerose pellicole in cui alternava la diminuzione di peso con grande trasformazione camaleontica (come “L’uomo senza sonno), e il suo duetto con Wahlberg funziona alla perfezione.
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