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A teatro la storia del Kazakistan

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Scritto da Davide Parpinel   
Lunedì 14 Novembre 2011 18:25

Stefan Kaegi regista svizzero realizza un docu-dramma civile ironico e triste che racconta una realtà poco conosciuta connotata di un fortissimo valore umano.


A teatro la storia del KazakistanSi sa che la storia, antica e recente, del Kazakistan è poco nota. In pochi sono a conoscenza ciò che è accaduto in questo paese dal secondo dopoguerra fino a oggi, da quando è passato dall'estrema povertà nel periodo zarista e dell'Unione Sovietica, fino all'oligarchica ricchezza dovuta ai grandi giacimenti petroliferi del suo sottosuolo.

A chiarire tutto questo ci ha pensato Stefan Kaegi e il suo spettacolo Bodenprobe Kasachstan – Soil Sample Kazakhstan presentato in anteprima al 41. Festival Internazionale del Teatro di Venezia.
Il regista svizzero, che insieme a Helgard Haug e Daniel Wetzel costituisce il Rimini Protokoll, gruppo di lavoro teatrale insignito dalla Biennale del Leone d'argento, porta in scena la storia di diversi personaggi o per meglio dire di uomini.

Lo spettacolo infatti tratta innanzitutto di gente vera. In scena si racconta l'intreccio di storie di un ingegnere petrolifero tedesco, di un anziano camionista tedesco vissuto per anni in Kazakistan, di un giovane kazaco che vive in Germania come commerciante di oli minerari e pannelli solari, di una donna disoccupata, originaria di Baikonur, residente a Hannover e infine di una giovane hostess ad Astana, proveniente dal Kyrgyzstan.

Ognuno racconta il suo vissuto, le sue ambizioni, la sua realtà con toni tristi e ironici, con allegria e commozione. Ciò che narrano permette di scoprire che durante la seconda guerra mondiale molte famiglie tedesche furono “affidate” all'Unione Sovietica come forza lavoro nell'estrazione del petrolio. Si comprendono le loro precarie condizioni di vita, gli orari di lavoro interminabili, i dolorosi distacchi familiari, il difficile adattamento in una terra straniera e la nostalgia di quella natia.

Si racconta come il petrolio è cercato e prelevato, come si ruba all'azienda concorrente che estrae nella falda vicina e di come Astana, la capitale dal Kazakistan, nel giro di pochi decenni è diventata una città artefatta piena di luci e turismo in mano a un oligarchia super ricca. Infine c'è la storia dei giovani, dei figli degli immigrati tedeschi che vivono grazie all'andamento finanziario del petrolio. Tutte storie accomunate dal sacrificio di uomini per la ricchezza di pochi per il possesso del petrolio. Questo è l'elemento chiave che è espresso attraverso diversi strumenti linguistici.

Innanzitutto chi parla sono uomini e non attori, utilizzati per conferire un graffio umano, un valore carnale alla documentazione, per tramettere al pubblico la viva testimonianza di ricchi e sfruttati.
Poi c'è la scena. È costruita da un pavimento di gommapiuma color nero con dossi e piani che ricorda la viscosa densità del petrolio. Il personaggio del camionista trapiantato in Kazakistan dalla Germania, la giovane hostess, la disoccupata che ha perso il suo lavoro in aeroporto per il rincaro della benzina camminano con difficoltà, senza equilibrio, sembrano scivolare, perché rappresentano la pericolosità e l'instabilità di vita causata dal commercio dell'oro nero. Dall'altra parte l'ingegnere petrolifero si distende sul terreno, lo percorre con sicurezza, perché è il solo personaggio che si arricchisce.

Di conseguenza ciò che colpisce maggiormente è il continuo movimento degli “attori”. Non c'è staticità, sono perennemente in cammino; anche quando non sono narratori marciano sul luogo, corrono su cyclette o su un tapis roulant, perché tutti devono produrre energia e quindi ricchezza.

Questi elementi drammaturgici incuriosiscono lo spettatore, lo tengono vivo e attento alle storie. Nonostante lo spettacolo duri più di 100 minuti e sia recitato in tedesco e kazako, chi osserva non si distrae, perché la storia si intreccia con l'attualità.
Il tutto presentato non come giudizio o considerazione personale, ma come semplice esposizione di storie vere e comuni a chissà quante  altre persone. Allo spettatore è richiesto di crearsi una sua personale idea, di elaborare una sua interpretazione di quanto proposto.
Bodenprobe Kasachstan – Soil Sample Kazakhstan, quindi, è documentazione educativa e civile perché insegna qualcosa di nuovo e in questo risiede il valore più grande di questo spettacolo.

 

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