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In anteprima sabato 12 marzo 2011 alle 18 e alle 21 a Biella presso sala seminari di città studi e domenica 13 marzo alle 17 presso il museo di scienze naturali di Torino.
Performance ispirata all’opera di giancarlo terreo oggi acquisito dalla fondazione cassa di risparmio di Biella nell’ambito memorandum - festival della fotografia storica II edizione.
Tutte le grandi avventure hanno in qualche modo a che vedere con la scoperta di un tesoro. In questo caso, il tesoro si trova all’inizio del viaggio. Al momento della sua scomparsa, nel 2006, il fotografo e stampatore Giancarlo Terreo lascia migliaia di immagini in bianco e nero scattate e stampate di suo pugno, custodite con perizia e con la coscienza che in quella storia fotografica dell’Europa degli ultimi cinquant’anni vi è la traccia di un’umanità comune, sofferente e fiera del proprio essere un tutt’uno con la terra.
Al centro di ogni fotografia - e indipendentemente dal suo soggetto - c’è il carattere perduto, irrimediabilmente, dell’appartenenza dell’uomo alla terra: l’umanità impressa è al margine, condizione passiva, perché propriamente si viene emarginati, non ci si emargina da sé, ed al fotografo non resta altro che dire quel margine, con tutta la forza espressiva che ha in corpo. Atto di resistenza alla dimenticanza, inutile, perché quel carattere è perduto, ma necessario. Come il gesto di Erno Nemecsek, il soldato semplice della via Paal, che si getta nella mischia nonostante la polmonite, perché quella è la sua parte, ed è ciò che si deve fare.
Le fotografie di Terreo sono dense dei Nemecsek di tutto il mondo. Siano essi bambini o adulti. Donne o uomini, persino animali. Quelle immagini odorano della libertà sporca degli ultimi del mondo, contrapposta a quella patinata di chi sta avanti. Una libertà né invocata né cercata, semplicemente riconosciuta, tra i propri simili, come una lingua universale che consente al fotografo di origini venete di stare tra i contadini di ogni parte del mondo, tra i manifestanti per protesta come tra i pellegrini. Un fotografo schierato, Terreo, senza bisogno di scegliersi una parte, perché è la sua che lo rende permeabile al mondo che vede e, quindi, racconta.
Un artigiano prima che un artista, un fotografo decisamente cosciente delle tecniche di stampa per plasmare la luce. Un “esposimetro vivente”, come lo ricordano alcuni, affettuosamente, perché di quella totale capacità di leggere la luce, ha fatto il suo “tocco d’artista”.
[Némécèk] nasce per tenere insieme questi due aspetti. Il movimento dall’interno all’esterno è costante. La scelta di essere arcaico, nel senso di occuparsi del principio, del cominciamento. [Némécék] è qualcosa che sta a mezza strada tra la colonna sonora e lo spettacolo: perché le immagini di Terreo stanno al centro e attirano - come magneti - musica, racconto e poesia. [Némécèk] è una finzione: ambientato nel luogo dove le immagini vedono la luce, cioé il bagno del fotografo, pratica linguaggi analogici, ma non per essere antimoderno, ma per essere al principio delle cose, siano esse fatte di carta e luce o di suono e aria. [Némécèk] è stato fortemente voluto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella che ha intrapreso un percorso di valorizzazione di questi e degli altri fondi fotografici. [Némécèk] è ideato e diretto da Marco Cassisa e Luca Biasetti. Le immagini e la loro cura dipendono da Damiano Andreotti. [Némécèk] prevede la collaborazione di Lorenzo Guglielmo (voce recitante) e Davide Fontana (violoncello). [Némécèk] è prodotto da Associazione Stilelibero in collaborazione con Hacienda Sonora, Musica per la Cultura.
L’archivio del fotografo Giancarlo Terreo ora conservato presso la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, è composto da oltre 1.200 fotografie stampate in diversi formati e da circa 16.600 negativi in bianco/nero. Le immagini, realizzate dal fotografo nel corso di tutta la vita e da lui stesso stampate in vista di una grande mostra antologica mai realizzata, coprono un arco temporale che va dagli anni ‘60 ai giorni nostri.
Non di sola immagine è fatta una fotografia. Nel lavoro superbo di Giancarlo Terreo, un archivio corposo che somiglia piuttosto ad un giacimento di gemme purissime, si riconosce spesso una voce, mista a suoni. Rumori di scena, ambientazioni sonore che pulsano dai bianco e nero realizzati con una perizia che fa spalancare la bocca dall’ammirazione; tutte le sue immagini oltre agli occhi, riempiono le orecchie. Addirittura il silenzio di certi primi pia- ni, di certe visioni laterali che non capitavano per caso, ma erano cercate con sensibilità e “empatia” finissime, suona cristallino e moltiplica la forza dei soggetti ritratti.
Terreo arriva vicinissimo, con l’obiettivo della Nikon, per imprimere sulla pellicola scintille infuocate di vita vera, la ricerca dell’umanità è il primo e fortissimo movente. Una fotografia che si dota di pochi mezzi tecnici ma con la determinazione dell’essere sempre dentro alla scena, riuscendo allo stesso tempo riprendere con la presenza neutra di una webcam. E poi l’empatia si moltiplica in camera oscura dove l’autore riesce ad aggiungere ancora emozioni attraverso una stampa “sanguigna” carica di profondità e di dettagli conservando il taglio del mirino pressochè integro, come sanno fare solo i migliori professionisti.
CHI ERA GIANCARLO TERREO?
Giancarlo Terreo (1938-2006) nasce a Musile di Piave, un paesino in provincia di Venezia. Grazie allo zio Vito, valente fotografo di Jesolo, sin dall’adolescenza si appassiona all’arte della fotografia e apprende i segreti del mestiere.
Nel 1958 Giancarlo si trasferisce a Biella, chiamato da suo fratello Rodolfo, anch’egli fotografo presso lo studio Rossetti. L’anno seguente sposa Ada, conosciuta a Ceggia all’età di 16 anni, dalla quale avrà tre figli. A Biella lavora per diversi laboratori fotografici tra cui Donna in via Italia, e successivamente Langhi a Cureggio. Parallelamente all’attività lavorativa, di notte, nel laboratorio artigianale allestito nella sua abitazione, stampa, in solitudine, fotografie di alto valore artistico che, tuttora, tappezzano le pareti della casa.
L’arte fotografica, che caratterizzerà tutta la sua vita, gli offre la possibilità di esprimere il proprio mondo interiore attraverso i paesaggi e i volti delle persone che più amava: gli umili, i lavoratori, i contadini e i gitani ritratti, in diverse parti del mondo, esclusivamente in bianco e nero. Intraprende viaggi in Italia, Francia, Spagna, Jugoslavia, Ungheria e Romania alla ricerca di paesaggi caratterizzati da una forte carica espressiva e di una umanità in grado di esprimere situazioni di desolazione, povertà, emarginazione e solitudine tipiche del mondo popolare.
I suoi lavori sono esposti alla galleria Il Diaframma di Milano, con la quale collabora per diversi anni, poi al Centro di Documentazione Arti Contemporanee di Carpi, al Museo Civico di Biella, all’Associazione Culturale Il Labirinto di Ortona, alla Grande Festa della Fotografia di Massa Lubrense in Umbria, alla mostra 20 Anni di Fotografia Italiana di Savona. Inoltre sue fotografie sono pubblicate da “L’Espresso”, da “Panorama” e recensite da riconosciuti esperti come Luigi Carluccio, Bruno Pozzato, Gabriele Mucchi.
INFO & PRENOTAZIONI
Associazione Stile Libero
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www.associazionestilelibero.org tel. +39 015 2529201
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Museo Regionale di Scienze Naturali - Torino Via Giolitti 36 - Torino Informazioni: 800 329 329 www.mrsntorino.it www.regione.piemonte.it/museoscienzenaturali
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