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Il genio di Gino Severini

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Scritto da Davide Parpinel   
Giovedì 01 Dicembre 2011 23:45

Il Mart di Rovereto propone un interessante approfondimento sul pittore italiano, spiegandone l'originalità in maniera originale.


Maternità, 1916, olio su tela, 92 x 65 cm, Cortona, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di CortonaOsservare la mostra “Gino Severini 1883-1966” allestita al Mart di Rovereto fino al 8 gennaio e curata da Gabriella Belli e Daniela Fonti in collaborazione con il Musée d'Orsay di Parigi, significa comprendere l'originalità di uno dei pittori più importanti dell'arte italiana.

Nel corso della sua cinquantennale carriera pittorica ha saputo reinterpretare con personalità i diversi mutamenti della pittura. In ogni fase della sua carriera, in ogni movimento artistico che decise di seguire, Severini dimostrò una capacità di rielaborare e reinterpretare i canoni pittorici di quella pittura. Si lasciò contaminare da gusti e idee artistiche a lui contemporanee per conseguire la sua personale idea di pittura.
La mostra propone questo profilo di Severini.

Ciò si evince dalle giuste scelte curatoriali che permettono ai quadri di comunicare al visitatore le loro essenza. La prima decisione compiuta dalle curatrici è sicuramente quella di proporre, per la prima volta, l'intera produzione pittorica. In questo modo al visitatore sono forniti tutti gli strumenti per poter ragionare su quali elementi concettuali contraddistinguono la pittura di Severini. Si osserva come la forma, all'inizio della carriera nella sua fase divisionista, è creata dalla combinazione di luce e colore e dalla personale aggiunta della volontà di raffigurare l'azione, come si può notare in “Al solco” del 1904.
Gino Severini, Al solco, 1903-1904, olio su tela, 89,9 x 190 cm, Collezione privata, courtesy Jean-Luc Baroni Ltd., Londra.
Il contadino che ara è reso dinamico dal movimento dei colori. Severini, infatti, vuole rappresentare con il colore una figura dinamica che raggiunga la simultaneità di più azioni. Ciò si concretizza soprattutto quando si avvicinò al Futurismo e in particolare nella tela “Souvenirs de vojage” del 1909 in cui raffigura diversi piani temporali e spaziali attraverso una prospettiva multipla. É un'immagine realizzata per raffigurare il ricordo, creando un insieme plastico di diverse azioni simultanee.

Nell'esperienza futurista Severini approfondisce, quindi, lo studio del dinamismo all'interno del quadro, realizzandolo in maniera più razionale dei futuristi e meno rigido di quanto affermava il Cubismo. Quando si avvicina a questa Avanguardia, ne riformula la rigidità geometrica, preferendo unire alla sovrapposizione di piani colorati il collage, effetti pittorici e coloristi del trompe-l'oeil per realizzare una geometria più piana che raffiguri gli oggetti, come si può notare in “Nature morte (Hommage à Flaubert)”.

Souvenirs de voyage, 1911 c, olio su tela, 80,5 x 99,5 cm, Collezione privataUn ritorno, quindi, alla materializzazione della figura che conduce il pittore verso il ritorno al classico, all'ordine degli anni Venti. In “Maternità” del 1916 la componente geometrica, visibile nella definizione di volto e corpo, è amalgamata alla ricerca della bellezza formale della Madonna con il Bambino di derivazione rinascimentale. Si potrebbe affermare che Severini ricerchi una figura classicamente avanguardistica.

Anche nella produzione finale che segna un ritorno all'astrazione, l'artista toscano si concentra nuovamente sulla figura. Essa si sfalda in forme liquide e luminose, riprese da Matisse, e sperimenta nuove soluzioni cromatiche e di impostazione spaziale come si può notare in “Odalisca con specchio (Donna che legge)” del 1942 o ”Petite fille en rouge (Romana)”.

Questo flusso di temi, spunti, osservazioni, pensieri è proposto, ovviamente, cronologicamente. In ciò risiede l'altra giusta scelta delle due curatrici. Una mostra strutturata sulla volontà di dimostrare come la pittura di Severini sia un flusso di studio, apprendimento, sperimentazione continuo e strettamente connesso nelle sue fasi deve essere organizzata cronologicamente perché pone dinnanzi al visitatore le diverse tappe di questo lungo processo e i riferimenti e rimandi su cui si fonda l'arte severiniana. Nature morte, 1916, olio su tela, 73 x 69 cm, Collezione privata

Il Mart, inoltre, assolve al compito che gli riesce meglio: predisporre una giusta selezione e collocazione delle opere. La consequenzialità con cui le tele sono poste l'una di seguito all'altra, rappresenta un valore aggiunto. Le due curatrici hanno studiato, calibrato, pensato con estrema cura in che modo accostare quadri legati tra loro dallo studio delle forme o della luce o per meglio permette di capire i momenti di passaggio da una fase all'altra.
Si denota, quindi, la volontà delle curatrici di far esplodere negli occhi del visitatore la meraviglia di fronte all'originalità di uno dei maggiori pittori dell'arte italiana. 

Nelle foto dall'alto a sinistra:
Maternità, 1916, olio su tela, 92 x 65 cm, Cortona, Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona;
Gino Severini, Al solco, 1903-1904, olio su tela, 89,9 x 190 cm, Collezione privata, courtesy Jean-Luc Baroni Ltd., Londra;
Souvenirs de voyage, 1911 c, olio su tela, 80,5 x 99,5 cm, Collezione privata;
Nature morte, 1916, olio su tela, 73 x 69 cm, Collezione privata;

 

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