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6 pittori per il jazz

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Scritto da Ufficio Stampa   
Giovedì 13 Gennaio 2011 20:31

Mostra di pittura sul jazz a Palazzo Ducale di Genova.


6 pittori per il jazzIn occasione del suo primo decennale, il Museo del Jazz “G. Dagnino” di Genova, inaugura venerdì 14 gennaio alle ore 18 nella Sala del Munizioniere di Palazzo Ducale una mostra di pittura dal titolo 6 PITTORI PER IL JAZZ, con opere di Giancarlo Cazzaniga, Andrea Cantieri, Egidio Colombo, Valeria De Sena, Roberto Gianinetti, Riccardo Maneglia.

La mostra viene presentata dal critico musicale e giornalista Guido Michelone, docente all’Università Cattolica di Milano di storia del jazz e specialista dei rapporti tra arti figurative e musica afroamericana. Interviene anche Giorgio Lombardi, Direttore artistico del Museo del Jazz di Genova.

Per questa occasione alle ore 18.30 è in programma un concerto del Genova Jazz Quintet, formazione che vanta alcuni dei migliori esponenti del jazz moderno e mainstream della regione: Fabrizio Cattaneo alla tromba, Carlo Milanese al pianoforte, Stefano Riggi al sax tenore, Aldo Zunino al contrabbasso, Rodolfo Cervetto alla batteria.

L’esposizione resterà aperta fino al 27 gennaio tutti i giorni dalle ore 15 alle ore 19 con ingresso libero.

Jazz e pittura
«Il “Jazz”, quale colonna sonora del XX secolo, non poteva non attirare su di sé l'interesse dei maggiori letterati ed artisti contemporanei: da Scott Fitzgerald a Tennessee Williams, da Bela Bartok a Stravinskij, da Max Ernst a Edward Hopper.
Nella storia del Louisiana molti sono stati gli incontri tra il jazz e la pittura, basti ricordare quelli con il pittore, ben noto e affermato a livello nazionale, Remo Squillantini (una sua mostra sul tema fu allestita nella stessa sede del club); con Francesco Boero (i cui quadri, riproducenti strumenti musicali, fanno bella mostra nella sede del circolo di Via San Sebastiano); con Rosita Isopo (il cui nome è rimasto legato a ritratti di celebri jazzmen esposti nel 1999 all'Auditorium Eugenio Montale con il patrocinio del jazz club genovese.

Nel 2004, in occasione delle manifestazioni allestite per “Genova Città della Cultura”, il jazz, sotto l'abile regia di Adriano Mazzoletti, ebbe un suo spazio ampio e prestigioso, e non soltanto dal punto di vista prettamente musicale, ma anche sotto il profilo delle arti visive, con mostre di fotografie e di quadri sul jazz. Queste ultime ebbero per protagonisti: Pee Wee Russell (conosciuto come uno dei più significativi clarinettisti della storia del jazz, ma molto apprezzato negli Usa nella veste di pittore astratto) e Giancarlo Cazzaniga, che si è affermato, a livello non solo nazionale, proprio in forza  dell'intensità espressiva con la quale ha saputo interpretare il mondo del jazz.

Tra le molteplici iniziative programmate dal Museo del Jazz in occasione del suo primo decennale di vita, non poteva mancare un nuovo incontro tra “Jazz e Pittura”, al quale abbiamo chiamato a partecipare sei pittori, di generazioni e aree geografiche diverse, che hanno dedicato a questo stesso tema larga parte della propria produzione. Lasciando al collega e amico Guido Michelone, affermato studioso ed esperto di arti visive, il compito di approfondire gli stretti legami esistenti tra il jazz e la pittura e, contestualmente, di analizzare, sotto il profilo critico, il lavoro degli artisti invitati, mi permetto solo di spendere una parola di stima, ammirazione e affetto nei confronti di Giancarlo Cazzaniga, che ho conosciuto molti anni fa mentre nel suo studio milanese dipingeva ascoltando dischi di Chet Baker, uno dei suoi idoli, e il cui nome, non me ne vogliano gli altri bravissimi pittori, era e resta sinonimo di jazz».

Giorgio Lombardi
Direttore Artistico del Museo del Jazz


«Cantieri, Cazzaniga, Colombo, De Sena, Gianinetti, Maneglia: le relazioni fra jazz e pittura sono numerose, intense ed eterogenee, dal momento che riguardano diverse prospettive: anzitutto il punto di vista del jazz sulla pittura e, viceversa, quello delle arti figurative sui suoni improvvisati, non senza ulteriori influenze su territori espressivi attigui, ad esempio la grafica delle copertine dei dischi LP, CD, eccetera.

Il pensiero corre allora indietro, al 1948, quando Coleman Hawkins intitola Picasso un lungo assolo estemporaneo, in completa solitudine, al sax tenore; un altro tenorista, un quarto di secolo più tardi, l’italiano Gianni Bedori, sempre nel nome del genio di Malaga, registra un Dedicated To Pablo Picasso, una jazz-suite con dieci brani che illustrano altrettanti quadri dei periodi rosa, blu, cubista. Picasso musicalmente è vicino al flamenco o a Igor Stravinskij, ma tutta l’avanguardia storica, da Matisse a Man Ray, nella Parigi degli anni Venti, non manca di un entusiastico tributo alla musique nègre, i ritmi hot jazz scatenati, anche solo omaggiandoli con un dipinto.

E, poi, come non ricordare, nel dopoguerra, l’ideale connubio tra Charlie Parker e Jackson Pollock, tra bebop e New York School; o, negli anni Sessanta, il rivoluzionario free e il movimento Fluxus a contestare rispettivamente il jazz e la pittura, quali fenomeni mercificati; o i recenti parallelismi tra graffiti, post-modern ed electro-swing. Ed esistono anche pittori jazzisti, radicali in musica, antifigurativi nell’arte, da Daniel Humair a Franz Koglmann, da Roscoe Mitchell a Sun Ra, da Miles Davis a Giorgio Gaslini.

Ma cosa spinge i jazzmen a esprimersi anche nella pittura? E gli artisti pittori a inseguire forme e contenuti della musica jazz? Anche il cinema, la fotografia, il fumetto, la letteratura, il teatro guardano al jazz, ma forse con meno immaginazione di quanto possa apparire su una tela o un foglio colorato. Sebbene il jazz, come tutta la musica, sia qualcosa di asemantico, ovvero privo di contenuti palpabili o agganci concreti con la realtà fenomenica, riesce negli anni a ottenere una propria acuta identità visuale. Anche quando del jazz la pittura offre una messinscena per così dire tradizionale, limitandosi a catturare le immagini di volti, corpi, oggetti, ambienti, rimane forte e duratura una ‘jazzità pittorica’, che ribalta completamente i presupposti ontologici di una forma sull’altra. Cosa accomuna quindi il jazz ‘arte del tempo’ in perenne movimento con la pittura ‘arte dello spazio’ dalla fisicità bidimensionale? È l’idea di improvvisazione, di un work in progress, di un rituale spiazzante dove tutto si trasforma e tutto si rinnova.
Difficile quindi riassumere in poche righe il contributo ormai centenario - come rivela, due anni fa, la bella mostra Il secolo del Jazz curata da Daniel Soutif – che pittura e jazz forniscono all’evolversi della cultura del Novecento, in sintonia tra forme e contenuti, tecniche e linguaggi, attuazioni e intenti.

Si può invece focalizzare il discorso su un aspetto precipuo ed è quanto vuol fare questa mostra in una duplice corrispondenza: presentando, da un lato, per la prima volta assieme, un cospicuo numero di pittori italiani volti, da sempre, a rappresentare strumenti, persone, luoghi, sonorità del jazz; e offrendo, dall’altro lato, uno sguardo estetico plurimo che, complessivamente, rimanda a scuole figurative più realiste che astratte, nel segno di una messinscena per lo più oggettuale dell’argomento trattato, magari trasfigurato dai differenti approcci dei sei artisti coinvolti. In effetti, a ben vedere, la rappresentazione (o ri-presentazione) del jazz è l’unico tratto che lega i vari Cantieri, Cazzaniga, Colombo, De Sena, Gianinetti, Maneglia, lontani fra loro per età e provenienza geografica: ciascuno però svolge il tema nel modo più autonomo e soggettivo possibile, dimostrando originalità, varietà, imprevedibilità, ovvero le tre parole-chiave utili a capire stile e poetica dei singoli, nel declinare in pittura l’anima e il corpo del jazz medesimo».

Guido Michelone

www.palazzoducale.genova.it

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