|
Le fotografie nei fascicoli del tribunale di biella 1890-1930.
L' inaugurazione sabato 25 giugno presso il Tribunale di Biella, la mostra L’immagine del reato. Le fotografie nei fascicoli del Tribunale di Biella 1890-1930, e rimarrà visitabile fino al 30 luglio. Il percorso espositivo esposto in anteprima a Febbraio 2011 in occasione della 2° edizione di Memorandum – Festival di Fotografia Storica, nasce da un lavoro di ricerca iconografica curato da Massimiliano Franco in collaborazione con Archivio di Stato di Biella e Archivivo Associazione Amici dell’Archivio di Stato di Biella.
Oggi il Tribunale di Biella insieme all’Ordine degli Avvocati di Biella, alla Città di Biella e alla Procura della Repubblica, ha voluto fare un ulteriore passo nella valorizzazione di questo significativo patrimonio fotografico, promovendo il riallestimento della mostra presso gli spazi interni al Tribunale stesso.
Le immagini fotografiche correlate ai fascicoli di istruzione penale sono contenute nel fondo del Tribunale conservato presso l’Archivio di Stato di Biella. Esse costituiscono il materiale per un percorso all’interno del quale la storia della fotografia si contamina efficacemente con la storia sociale e criminale.
La fotografia ha un rapporto storico con il crimine fin dall’Ottocento. Agli esordi della civiltà industriale, col raggiunto grado di mobilità territoriale e l’aumento dei reati contro la proprietà ed il patrimonio, si pone in modo pressante il problema di identificare le persone, distinguendo la massa dei recidivi dai “buoni cittadini”.
L’antropometria giudiziaria, alla ricerca di un sistema di riconoscimento che poggi su solide basi scientifiche, dopo una fase di sperimentazione, pare trovarlo proprio nell’“invenzione del secolo”, il dagherrotipo. Alla fine degli anni ‘40 la fotografia consente di dare un volto a ogni cittadino, abbandonando in tal modo le complesse e imprecise classificazioni antropometriche con cui si erano formati i primi casellari giudiziari.
Il grande pubblico è rassicurato dalle possibilità del nuovo mezzo nell’individuazione dei delinquenti e, refrattario alle ordinate statistiche, si lascia affascinare dal ritratto fotografico giudiziario. Presto si diffondono riviste specializzate in cronaca nera: il delitto diventa un fenomeno narrativo e il crimine l’oggetto di nuove forme di comunicazione. Intanto, nel dibattito sorto sull’oggettività dello sguardo fotografico o viceversa sulla sua parzialità, la scienza forense e la pratica poliziesca intervengono a decretarne l’assoluta qualità di verificare il reale in forma meccanica e neutra.
L’attività investigativa produce, così, una mole crescente di materiale, variamente catalogabile: fotografie segnaletiche (ritratti di imputati, ma anche immagini di oggetti rubati e di tutto ciò che deve essere schedato, e poi riconosciuto); fotografie medico-legali (perizie mediche e referti autoptici); fotografie criminali, o poliziesche (ciò che documenta un crimine come un fatto, nel momento della sua esecuzione, o ne illustra le conseguenze a seguito di quello che si definisce sopralluogo fotografico: le istantanee della scena di un crimine e dei corpi di reato, ma anche, ad esempio, l’immagine di un corteo politico che si teme possa degenerare e che poi, qualora ciò accada, viene usata come mezzo di prova legale); fotografie giudiziarie (qualsivoglia fotografia, scattata anche anteriormente all’evento che viene a produrre il caso giudiziario, in qualsivoglia modo utile alle indagini delle forze di polizia e della magistratura: ritratti di famiglia o cartoline postali, per esempio). Un’immagine vale più delle parole, si sostiene, e così la rappresentazione fotografica, spesso, è usata come “arma” nella lotta contro tutti i (veri o supposti) nemici della sicurezza pubblica, criminalizzando i “criminali”, o ai fini della propaganda.
Finché, al volgere dell’Ottocento, con Cesare Lombroso (attivo, in qualità di perito forense, anche nel Biellese, alla fine degli anni ‘80), l’antropologia criminale spinge il pregiudizio sull’oggettività fotografica al punto di voler vedere più del visibile: non soltanto il corpo ma, attraverso il corpo, il carattere, le capacità, le predisposizioni innate degli individui.
“Il riallestimento di questa mostra, proposta in anteprima in occasione di Memorandum rappresenta un successo ma soprattutto una conferma sul fatto che il percorso intrapreso si sta sviluppando nella giusta direzione.” – commenta Fabrizio Lava ideatore e curatore del Festival di Fotografia Storica – “Il progetto Memorandum, nato per diventare un appuntamento annuale, si propone di valorizzare milioni di immagini fotografiche storiche conservate negli archivi grandi e piccoli, noti e meno noti, piemontesi, italiani e internazionali rendendoli “visibili” e fruibili al grande pubblico con mostre, fotoproiezioni, cataloghi e incontri. Oltre alla diffusione di questo ricchissimo patrimonio culturale “nascosto” negli archivi, il progetto si propone di avviare una discussione sui temi e le problematiche legate all’archiviazione che, coinvolgendo addetti ai lavori, studiosi e studenti, dia vita a una rete attiva di soggetti che operano in questo settore e che in tal modo “influenzano” l’archiviazione di importanti testimonianze storiche”.
INFO PER IL PUBBLICO TRIBUNALE DI BIELLA Via Marconi 28, 13900 Biella Orari di apertura: da Lunedì a Sabato dalle 9 alle 12. Ingresso libero Associazione Stilelibero Tel. 015 2529201
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
www.associazionestilelibero.org
|
Commenti