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All'Opera di Roma sbarcano tre giganti della danza: Béjart, Robbins, Balanchine, con un trittico di balletti che ha portato una ventata di freschezza sul teatro romano.
Dal 3 all'8 maggio è andato in scena al Teatro dell'Opera di Roma la serata dedicata a Maurice Béjart, Jerome Robbins e George Balanchine.
Pur con qualche neo, dovuto alla mancanza di stile, il corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma, diretto da Micha van Hoecke ha presentato un'ottima prova e si è ritrovato felicemente coinvolto all'interno di un programma e di un repertoio a lui inusuale.
Titoli come Caikoskij pas de deux, Gaìté Parisienne, In the Night erano anni che non venivano rappresentati dalla compagnia romana.
Il primo atto è stato dedicato a George Balanchine. Il sipario si è aperto sulla straordinaria musica di Charles Gounod per Walpurgisnacht Ballet, all'interno del quale le protagoniste sono state le donne.
Una sempre più radiosa Alessandra Amato e il bravo Damiano Mongelli sono stati i protagonisti di questo primo quadro. Sull'Amato è bene spendere qualche riga: nell'ultimo anno abbiamo assistito ad un cambiamento radicale e ad una grande cresctia dell'artista napoletana.
 Tale metamorfosi ha trovato l'apoteosi in questa serata, nella quale ha affrontato il palcoscenico con un eleganza e una classe senza pari, possiamo affermare tranquillamente che quella a cui abbiamo assistito in questi giorni sia stata la sua permfoamance migliore.
Un'altra gemma della compagnia romana, la splendente Alessia Gay ha illuminato un appannato Giuseppe Picone nel Caikovskij pas de deux. Nel corso delle cinque recite la Gay ha dimostrato di acqistare sicurezza affrontando uno stile per lei nuovo, raggiungendo nell'ultimo spettacolo dei risultati eccellenti.
In the Night di Robbins, su musica di Chopin, ha riempito il breve secondo atto. Le tre coppie composte dai romantici Roberta Paparella e Manuel Parruccini, gli eleganti Alessandra Amato e Damiano Mongelli e i dinamici Gaia Straccamore e Mario Marozzi si sono incrociate, lasciate, riprese e unite sulla scena strappando applausi di commozione al pubblico.
Elemento di maggiore della serata è stata l'agrodolce Gaite Parìsiénne suite di Maurice Bejart. Sulla scena in poco piu di quaranta minuti è rappresentata l'esistenza del danzatore.
Dalla nascita, nella quale gli vengono donate da sei uomini "compains" - come le fate per La Bella Addormentata - le doti di un grande danzatore, all'arrivo nella scuola di danza, allo studio, fino al raggiungimento della maturità artistica.
Pim, il protagonista, è stato, per le recite del 3, 6, 7 il bravissimo Alessandro Riga, coinvolgente , raffinato e istrionico in un ruolo straordinario. Altrettante lodi vanno spese per Alessio Rezza, l'ottimo protagonista delle recite del 4 e dell'8.
Flavia Torricella è stata apprezzata come Madame nella doppia veste di attrice/ballerina. Ottime le prestazioni delle stravaganti "fate" di Gerardo Porcelluzzi, del simpatico Fabio Longobardi, dell'altero Giuseppe Schiavone, dell'istrionisto Giordano Cagnin, dell'elegante Andrea Forza, stonava all'interno dei sei la presenza di Manuel Parruccini.
Concludendo, i nostri complimenti vanno alla nuova direzione del ballo del Teatro dell'Opera, che con questo titolo ha portato una ventata di freschezza della quale si sentiva veramente il bisogno.
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