Giletti e l’addio alla Rai

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Giletti e l’addio alla Rai
5 agosto 2017

Il conduttore porta il suo talk L’Arena su La7. Politica o scelte puramente economiche alla base di questa decisione?


Che il talk televisivo sia in crisi lo stiamo sperimentando giorno dopo giorno, che quello politico sia quasi morto è un dato di fatto. Moltissimi prodotti, soprattutto Rai, hanno subito le conseguenze della stanchezza generale. La gente probabilmente avrebbe bisogno di una politica vera e non di quella artefatta, costruita ad hoc per quel X periodo e poi buttata nel dimenticatoio.

La conseguenza sul piano televisivo è che programmi come Ballarò chiudono o traslocano verso altri lidi, prodotti come Politics non decollano affatto. Poi ci sono avvenimenti strani, quasi inspiegabili. È questo il caso de L’Arena di Massimo Giletti. Chiusa senza un reale e concreto motivo, visti gli ascolti più che positivi della domenica pomeriggio.

Al conduttore sono state offerte 12 prime serate di puro varietà, una vera beffa per un giornalista come Giletti, e qualche reportage forse più alla sua portata. La risposta del torinese si è fatta attendere un po’, ma alla fine è arrivata. Addio, dopo trent’anni al cavallo di Viale Mazzini. L’Arena trasloca e approda a La7 che già qualche anno fa accolse l’alterego di Ballarò, DiMartedì. In una recentissima intervista rilasciata al Corriere della sera Giletti ha così chiosato: “Non ho mai avuto padroni, la mia forza è sempre stata quella di essere super partes. Mai avuto alcun mandato politico, ed è stata la mia identità. Credevo bastasse per una tv pubblica avere questi risultati come garanzia. Evidentemente non è così”.

Giletti da sempre sostiene che la sua Arena sia considerata scomoda perché dice la verità, senza peli sulla lingua. Ovviamente quando ci si trova difronte ad una rottura del genere, probabilmente la colpa la si può ritrovare in entrambe le parti. In questo caso però forse le ingerenze politiche e non solo hanno esagerato. Si parla da tempo della politicizzazione della Rai, della poca possibilità di muoversi liberamente, cosa che a detta di Giletti lui hai sempre tentato di fare, trovandosi di risposta molto spesso i bastoni tra le ruote. È davvero così? La politica sta davvero inibendo il talk soprattutto politico? In questo caso specifico è chiaro che non si possano utilizzare dati d’ascolto bassi come scusante della decisione. Il 22% di domenica pomeriggio non è affatto poco. Il vero motivo allora quale sarebbe? Vorrei sperare più alla volontà di modificare totalmente il pomeriggio della domenica, piuttosto che alla decisione di piegarsi al cospetto di chissà quale ammonimento. Altrimenti vorrebbe dire che siamo semplicemente tornando ad essere una piccola monarchia, questa volta travestita da repubblica. Ad maiora a Massimo Giletti con la speranza che la chiarezza sia sempre alla base di qualsiasi scelta. All’interno del articolo è presente un estratto dell’intervista che potrete leggere integralmente QUI

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