Disabilità e Amore in “Tutti in piedi”

9 ottobre 2018

Arriva dalla Francia una commedia romantica sulla scia di “Quasi Amici”. Ma se nella prima pellicola, il rapporto tra disabile e assistente veniva approfondito con venature dolci amare, qui la tematica viene affrontata in maniera ironica e con più sfumature.


Si può essere disabili sia nel corpo, ma anche nell’anima, e talvolta se è l’autostima a mancare, questa viene camuffata da un’ incredibile boria di dongiovanni. “Tutti in piedi”, diretto dal comico francese Frank Dubosc (anche in veste di interprete e sceneggiatore), è una feroce, ma al tempo stesso toccante riflessione sulla disabilità. Dubosc è Jocelyn, manager a Parigi di un’azienda di scarpe sportive, la cui prosopopea esteriore è diversamente proporzionale al suo calvario interiore.

 

Non a caso vanta costantemente le scarpe che vende come quelle di Uma Thurman in “Kill Bill”, ma non riesce ad intrattenere alcuna relazione stabile. Mentre si prepara per correre la maratona di New York, fa un sopralluogo alla casa della madre defunta, e in un momento di pausa si adagia su una sedia a rotelle. Viene sorpreso dalla procace vicina di casa (Carolina Anglade), che mossa da compassione, si offre di assisterlo.

 

Per giungere al suo obiettivo, ovvero portarsi a letto la vicina, Jocelyn è costretto a proseguire nella farsa della disabilità, finchè non viene presentato alla sorella della donna, Florence (Alexandra Lamy, già in “Ricky”, di Francois Ozon), realmente disabile, ma incredibilmente carismatica ed energica. Con il suo spirito, Florence metterà seriamente in crisi Jocelyn, e lo costringerà a rivedere molti aspetti della sua superficiale esistenza.

 

Sul meccanismo di questa bugia, si auspica che questa commedia piena di momenti divertenti e romantici, riesca a smuovere la percezione sull’handicap da parte del pubblico, affinchè possa considerare la disabilità non come una barriera, ma come una differente modalità di apertura e inclusione.

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