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L’esposizione allestita alla Paola Meliga Gallery che riunisce gli Artisti rappresentati dalla Galleria nei suoi cinque anni di attività.


Collettiva d’arte Natalizia a TorinoSarà inaugurata martedì 8 dicembre dalle ore 18,00 presso le sale della galleria d’arte Paola Meliga Gallery in Via Maria Vittoria 46/D a Torino, la collettiva d’arte dal titolo “Arty Christmas”, e che comprenderà opere di Phil Borges (con le sue ultime fotografie dedicate al Nepal), Ugo Lucio Borga (con le immagini del reportage sulla Repubblica Centrafricana), Alberto Ceresa, vari artisti storici cecoslovacchi (con le immagini anche dell'invasione russa a Praga nel '68). E poi ancora Dea Belusco, (con tre oli su tela raffiguranti personaggi che ricordano per stile le fotografie della famosa Diane Arbus), Leonardo Bellandi (con un lavoro particolare che nasce dalla sovrapposizione dei negativi creando così immagini totalmente diverse dallo scatto originario), Manon De Lastens  (con il proseguimento della mostra appena conclusa dell'artista parigina, saranno esposte ancora i suoi disegni poetici e sublimi), e Ivana Galli (con due opere fotografiche rivestite di gesso).

E ora conosciamo meglio gli artisti che ci vengono presentati così dagli stessi curatori dell’interessante esposizione, come  Phil Borges, fotografo artista, è uno dei maestri della fotografia americana, che da oltre 25 anni documenta con passione, la vita delle popolazioni tribali di tutto il mondo, utilizzando il veicolo del “ritratto ambientale”, per sollevare le problematiche delle popolazioni indigene e per diffonderne la loro conoscenza. Ugo Lucio Borga, è un fotogiornalista italiano rappresentato dall’agenzia Echo. Il suo lavoro si concentra da sempre sulle guerre, anche quelle dimenticate, le crisi umanitarie e le questioni sociali in Africa, Sud America, Medio Oriente, Asia, Europa. Ha realizzato reportage di approfondimento in tutto il mondo coprendo, tra gli altri, la primavera araba, la guerra civile in RDC, RCA, Somalia, Libia, Siria e gli scontri religiosi nel nord del Libano. Nel 2011 ha ricevuto il primo premio ” per una serie di storie sui ribelli durante la guerra libica. Alberto Ceresa è un Artista torinese con un percorso creativo iniziato nel mondo del cinema alla London Film Academy, dove ha conseguito il “Filmmaking Certificate”. Ha prodotto alcuni cortometraggi sperimentali e, da qui la sua evoluzione artistica che lo ha portato alla fotografia manipolata. Ossia la trasposizione dei singoli fotogrammi in movimento del cortometraggio, al singolo fotogramma statico.

Questo procedimento di ricerca gli ha permesso di avvicinarsi alla fotografia sperimentale a tecnica mista: vernici, colla, tempere, pigmenti in polvere ecc…Le opere presentano un livello tecnico qualitativamente alto, ove l’artista si concentra sulla profondità del fotogramma, giocando con luci ed ombre, textures irregolari e forme sinuose disposte su molteplici piani. Vi è una ricerca cromatica di elevato livello, ove il colore si esprime in “campiture” frammentate ed irregolari, accompagnate talvolta da armonie cromatiche, e talvolta da dissonanze che l’artista crea volontariamente per amplificare la drammaticità dell’opera. Dea Belusco, che ha nell’incontro con il maestro Francesco Tabusso del 2003. Lavora con lui in qualità di assistente collaborando alla realizzazione delle sue mostre. Nel 2005 si avvicina alla pittura di Sergio Albano. Leonardo Bellandi, di cui si segnalano le sue immagini che adottando la tecnica della moltiplicazione e sovrapposizione creano tramite nuove forme la rappresentazione di simboli concernenti la spiritualità. L’autore adottando linguaggi che si rifanno alla sperimentazione fotografica dei primi decenni del novecento (Moholy Nagy- Man Ray – il futurismo ), spersonalizzando il fotogramma originale nel suo uso ripetuto, cerca di rendere visivo/palpabile lo straniamento dell’essere umano contemporaneo. Lontano dalla percezione chiara e naturale della sua vita, l’individuo si auto-inganna nella ricerca di valori esistenziali che non gli sono propri ma appartengono alla civiltà del consumo fine a se stesso e della comunicazione virtuale massificata.

Manon De Lastens, l’artista francese che si caratterizza per la realizzazione  di disegni a inchiostro, affiancati da un commento poetico testuale, scritto a mano. L’elemento principale del suo lavoro, la linea vuota che gioca con il supporto bianco, occupa la quasi integrità dell’opera, modella i personaggi e i loro pensieri più intimi. Si tratta di una recita senza palcoscenico, dove il vuoto invade i suoi protagonisti e tutto ciò che li circonda. Nel lavoro di de Lastens l’essenza è nella forma e la forma, espressione fragile e enfatica allo stesso tempo è l’unica sostanza che esiste. Questa linea scarna, che fissa degli istanti che appartengono al tempo e alla mente con estrema delicatezza, assume sfumature teatrali che ci parlano della nostra nudità di fronte alla realtà che ci circonda. La fragilità, la solitudine, il tradimento e la sofferenza come traspaiono dal lavoro di de Lastens sono i protagonisti di una tragedia classica. Il dramma messo in scena è il rapporto tra Eros e Pathos, la passione censura tutto il resto per lasciarci cogliere solo l’oggetto del desiderio, perché il desiderio e la solitudine sono al centro di questa tragedia. Concludiamo col ricordare che la collettiva d’arte sarà visitabile fino a metà gennaio 2016 nei seguenti orari: dal mercoledì al sabato: 11,00/12,30-16,00/19,00 e con Apertura straordinaria le domeniche: 13 – 20 dicembre dalle ore 15,00/19,30. Buona visione!

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