Angeli o demoni presenti in alcuni grandi strumenti del passato?

Angeli o demoni presenti in alcuni grandi strumenti del passato?
11 giugno 2018

Un violino, una misteriosa e bellissima musica tra le tante “leggende”, che riguardano alcuni degli strumenti ad arco antichi e famosi.


Quando lo Stradivari ex Joachim, costruito a Cremona nel 1715 e ribattezzato “il Cremonese“, fu acquistato dal nostro Ente Provinciale per il Turismo e tornò quindi dopo poco più di due secoli nella sua città natale, per essere collocato nel palazzo Comunale, si dice che, durante la notte, attorno al palazzo si sentisse spesso suonare un violino ed una misteriosa bellissima musica.

 

Eppure i sistemi di allarme in Comune non segnalavano alcuna presenza estranea. Si narra anche che il custode del turno di notte ogni volta che lasciava il suo posto ed andava a controllare cosa stesse accadendo nella stanza dei violini, ove si trovava lo strumento di Stradivari, tutto tornava nel più assoluto silenzio ma che, appena si allontanava, dopo un po’, la musica misteriosa riprendeva ancora più forte di prima. Alcuni sostengono anche che poco dopo il pover’uomo impazzì.

 

È questa solo una delle tante “leggende“, che riguardano alcuni degli strumenti ad arco antichi e famosi, ma sono in molti a credere ed a sostenere che i suoni che emettono alcune di queste grandi opere del passato quando si passa l’archetto sulle corde (ma a volte anche quando nessuno li tocca) richiamino gli stessi suoni di secoli lontani.

 

Dentro le casse armoniche, infatti, secondo alcuni, ci sarebbero dei fantasmini che non se ne vogliono andare. Basterebbe forse pensare allora al Tartini quando compose “Il trillo del Diavolo” per credere a questa “diceria” o a Paganini e alla sua composizione “Le Streghe” solo per fare degli esempi. Non mancano, d’altronde, anche episodi riferiti da vari musicisti o da importanti collezionisti che riguardano ad esempio il quartetto Mantegazza, il quartetto del Conte Sola, strumenti dipinti in nero per un lutto della regina, che si dice suonassero anche quando non c’era nessuno intorno, anche solo ai colpi di vento, ed ancora, sempre come esempio, ricordare la famosa viola d”amore di Alessandro Stradella, sfuggito a Venezia ai sicari di un marito geloso, ma ucciso poco dopo a Genova, dove si era rifugiato sperando di averla fatta franca e dove fu invece raggiunto da uno dei sicari.

 

Questi sono le” leggende” più famose, ma molti musicisti, che posseggono importanti strumenti di grandi e famosi liutai raccontano spesso tanti episodi e situazioni particolari e …non di certo normali.

 

Alcuni artisti, poi, si trasfigurano quando suonano con una di queste grandi opere d’arte. Altri, invece, che forse le hanno acquistate solo per fare un buon investimento o perché sono convinti che altri loro strumenti, magari moderni, suonino meglio, mentre dichiarano pomposamente di esibirsi con strumenti antichi preferiscono invece sostituirli “furbescamente” per i loro concerti. In questo caso, ovviamente, non possono di certo essere coinvolti nella possibile presenza di fantasmi o essere soggetti a fenomeni paranormali.

 

Qualcuno comunque è davvero convinto di queste presenze (anche perché il legno vive e perché più uno strumento viene suonato più acquista migliori capacità sonore). E’ convinto che il suo strumento abbia dentro di sé ancora qualcosa di vivo del suo costruttore, dei tempi passati, dei secoli trascorsi, che ci siano quindi presenze di spiriti divini o ….infernali.

 

Altri, più semplicemente, sono convinti che tra violino e violinista o tra viola e violista, tra cello e cellista e così via, il continuo suono quotidiano porti, dopo anni ed anni ad una “simbiosi mutualistica” tra esecutore e strumento, ad un trasferimento per entrambi della personalità, dell’anima, della propria essenza. E questo non potrebbe avvenire anche (e perché no?) tra il liutaio che con tanto amore lo ha costruito e il suo strumento? E di conseguenza allora questo “spirito” del liutaio attraverso lo strumento, perché non potrebbe ora giungere davvero al musicista che lo suona con tanto impegno e tanto amore e per tanto tempo?

 

E più il musicista di oggi è un grande e più il liutaio, vissuto lontano nel tempo, grandissimo perché non sarebbe giusto pensare che attraverso lo strumento magari perfetto e costruito con grande amore, non ci potrebbe essere ora tra di loro (ripeto musicista e liutaio o il suo spirito) una unione che si materializza attraverso il suono … di musiche ………celestiali o ……..di un trillo di un diavolo?

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